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28 gennaio 2021 16:37 — 0 Commenti

Tincani: “Una battuta rilassa lo spirto”

L’intervista al direttore del settimanale diocesano La Libertà, autore di Battutario Casa e Chiesa”. “Anche nella Chiesa si può ridere di più, insieme”. Il vescovo: “Momenti di leggerezza”. L’autore non sorride su una cosa: “Sugli auguri di compleanno fatti su Facebook perché…”

 

 

 

Edoardo Tincani, direttore de La Libertà, il settimanale della nostra diocesi, ha diversi doni, oltre a una bella famiglia e una bella mente. Sa scrivere e ha un sottile senso dell’umorismo che spazia da quello inglese a quello squisitamente nostrano. Mai volgare, si capisce.

 ‘Battutario casa e chiesa’ è la sua ultima opera. 132 pagine pubblicate da Consulta librieprogetti. Pagine di racconti sulla sua famiglia, di editoriali scritti sul suo settimanale,  osservazioni col sorriso tra le righe sul tema casa e Chiesa. Sullo sfondo, ma non tanto, il tema del Coronavirus. Tema dominante, come dice il titolo, la battuta.

Battute non scontate, però, se si è i responsabili dell’ufficio comunicazione della Diocesi. Ma il vescovo, Massimo Camisasca, ne ha voluto invece curare la prefazione.

 

Edoardo, quale valore riconosci all’umorismo?

“Un valore costitutivo, direi. Non potrei vivere senza fare battute e senza nutrirmene. Come diceva Charlie Chaplin, l’umorismo attiva il nostro senso delle proporzioni e ci serve a non farci schiacciare dal peso della vita”.

 

Perché si può fare umorismo su temi serissimi come il Covid o… la Chiesa?

“Per il Covid penso che la risata sia terapeutica. Non mi riferisco tanto al virus, che purtroppo continua a impensierirci, ma al ‘Covid’ come periodo cupo e monotono della nostra storia, come condizione esistenziale non priva di paradossi e assurdità: l’umorismo può aiutare, credo, a tenere tutti questi aspetti insieme e a criticare in modo intelligente, lontano dalla protervia dei social. Quanto alla Chiesa, me la cavo con le prime parole del proemio della ‘Gaudium et Spes’: ‘Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi… sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo…’. La Chiesa è una grandissima esperta di umanità se si tratta di ‘com-patire’, ma la mia impressione è che sul saper ‘ridere insieme’ possa fare di più…”

 

Questo ti ha mai generato qualche problema?

“Sì, è inevitabile. È un modo di pensare che non piace ai moralisti e disturba il clericalismo, una deformazione ancora molto presente nella Chiesa. La differenza, comunque, la fa sempre il modo in cui si dicono e si scrivono le cose. Rilassare lo spirito avvicina le persone: e non mi pare poco, in un tempo che ci impone di tenere maschere e distanze”.

 

Non è facile essere umoristici. Ci sono regole o… regole da stravolgere: parole dal doppio significato, storpiature, metafore: quali sono i tuoi attrezzi del mestiere?

“Mi hanno sempre attirato i funamboli della parola, come Alessandro Bergonzoni, quel gioco intellettuale che sforna significati nascosti e divertenti, ma anche il cabaret in stile ‘Zelig’, dove protagonista è lo sketch comico. Con il tempo spero di avere maturato un mio stile personale, che per anni ho esercitato anche nelle vesti di ‘E.T. – l’extraterrestre dalla testa quadra’. La mia regola aurea è che ironia e autoironia devono andare a braccetto: ridere di se stessi non sempre ci piace, ma ci fa bene”.

 

Il vescovo Camisasca ha deciso di fare la presentazione al tuo libro…

“Un gesto di amicizia. In questi anni del suo episcopato ho condiviso con lui, oltre al lavoro nella comunicazione a servizio della Diocesi, la passione per la parola scritta, che nel 2019 è sfociata in un libro redatto insieme, ‘Di luci e di ombre’. I testi del mio ‘Battutario’ sono ovviamente diversi, sempre giornalistici, ma più scanzonati: nella sua presentazione don Massimo auspica che possano regalare ai lettori ‘momenti di leggerezza’. È esattamente ciò che mi sono proposto”.

 

Avendo letto l’incipit del Battutario è facile ritrovare lo stile di “Family man” dove raccontavi diffusamente della vita quotidiana. Anche tra le mure domestiche mantieni vivo l’umorismo?

“Tutta la prima parte del libro è un diario del 2020 che guarda al tempo sospeso che abbiamo vissuto, tra un Dpcm e l’altro, proprio dall’osservatorio di casa, con un occhio anche ai tg naturalmente. Lo stile – dici bene – rimanda volutamente a ‘Family man’: anche questo ‘Album dei riCovid’ celebra la bellezza della famiglia: penso che persino il lockdown sia stato  più sopportabile proprio perché l’abbiamo vissuto in sette. L’umorismo dà una mano anche tra le pareti domestiche: abbiamo un nostro gergo tribale, ci scambiano spesso sfottò e freddure, ogni tanto mettiamo muto il televisore e ci divertiamo a doppiare i personaggi dei film improvvisando frasi insensate. Ragazzi e ragazze di casa sono più legati a ‘meme’ e video spiritosi che girano sui telefonini, ma posso dire con soddisfazione che tutti vanno sviluppando i loro personali anticorpi alla seriosità”.

 

Su cosa non faresti mai umorismo e su cosa, invece, vorresti si potesse scherzare?

“Credo si possa fare umorismo su tutto, ma che per entrare nel contesto ‘pubblico’ sia necessaria una capacità che hanno in pochi: servono preparazione culturale e un profondo rispetto per le persone. Far ridere è un’alchimia difficile e complessa e penso che chi lo fa di mestiere oggi incontri ostacoli molto più alti che in passato. In generale – basta ad esempio guardare ai revisionismi censori che stanno colpendo film immortali, da ‘Via col vento’ a ‘Grease’ – c’è un clima più inospitale: volgarità e stereotipi razzisti, sessisti o basati sulle abilità diverse possono scatenare in un attimo leoni da tastiera, proteste di categorie e associazioni, querele temerarie. Il problema è che i social hanno trasferito in un contesto pubblico ciò che fino a ieri faceva ridere solo in privato. Forse vorrei che si imparasse a scherzare di più sull’illusione di celebrità che danno i social: continuo a considerare demenziale che milioni di utenti ricorrano a Facebook per ricordare i compleanni degli ‘amici’, per mandare auguri a comando, a cui seguono ringraziamenti precotti, in attesa di essere ricambiati…”

 

Torniamo al libro: i racconti su cosa spaziano?

“Le pagine dell’album dei ri-Covid sono state scritte quattro anni e mezzo dopo ‘Family man’: i ragazzi nel frattempo sono cresciuti, perciò qui racconto ad esempio i problemi di connessione per le ‘Dad’ simultanee o come ho vissuto la laurea estiva, online, della figlia maggiore. Nella seconda parte, che ho intitolato ‘Chiesilarante’, ci sono dei pezzi tutti umoristici incentrati sul cosiddetto mondo cattolico: ho raccolto cento battute secche sulla religione, poi ci sono uno zibaldone biblico, ‘Scherza coi santi’, ‘Risate in convento’, ‘Uscendo dal Seminario’, una hit parade coi personaggi della Scrittura… Mi sono sbizzarrito”.

 

 

Battutario Casa e Chiesa (ed. Consulta librieprogetti) con un prezzo di copertina di 13 euro, si trova in libreria e sulle piattaforme digitali, può essere richiesto anche all’editore (edizioniconsulta@virgilio.it) che lo spedisce gratis e alla redazione de La Libertà (redazione@laliberta.info), in questo caso con sconto per gli abbonati al settimanale.

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Gabriele Arlotti ha scritto 2635 articoli per Studio Arlotti

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