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6 luglio 2015 13:34 — 0 Commenti

#Cambiarevita e toccare il cielo con un dito. Allevando #vaccherosse in Appennino. Storia di un giovane agricoltore

 

di Gabriele Arlotti

 

SAN CASSIANO (Baiso, 6 luglio 2015) – C’è chi lo definisce un sognatore. Chi un coraggioso. Chi semplicemente una persona che, con coraggio, ha trovato la sua strada. In agricoltura, in Appennino. La storia è quella di Daniele Valcavi, 35 anni, che di professione alleva bovini da Parmigiano Reggiano, in prevalenza di razza Reggiana, ma anche altre razze autoctone a San Cassiano di Baiso. Ed è giunto a tale percorso dopo avere detto addio alla città.

Accende, per un giorno, l’attenzione su di lui il festival de “La Montagna Incantata” pensato dal Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale “per incontrare i casi in cui l’uomo è elemento essenziale di presidio del territorio – spiega alle nostre colonne Marino Zani, presidente – a fianco del lavoro che la bonifica quassù svolge qui quotidianamente”.

“Unire la ruralità al rispetto dell’ambiente: quella di Daniele Valcavi è una eccellenza che ci rende orgogliosi”, commentata Fabrizio Corti, sindaco di Baiso, con un gruppo di persone (insegnanti, educatori, pensionati, appassionati)sul posto per scoprire questa ed altre peculiarità di San Cassiano: la chiesa nel bosco di Santa Maria del Carmine, al Castello, la frana riaperta in tempo di record e, appunto, la vicenda di Valcavi e non solo.

“Allevare bestiame – spiega Daniele – era il mio sogno sin da adolescente”. Fu dopo la maturità scientifica che Valcavi comincia il suo percorso nel mondo degli allevamenti, impegnandosi in diversi posti di lavoro e svolgendo le mansioni più svariate, da mungitore a capostalla. Ma la svolta dopo qualche anno: l’ avviamento insieme al padre di un allevamento da latte a Sabbione, nei pressi di Reggio Emilia, esperienza chiave che lo porta alla volontà di mettersi in proprio qui in montagna. Dapprima a Manno di Toano, ora qui a San Cassiano dove si è costruito la famiglia: la moglie Sara Schenetti, ostetrica a Sassuolo, i figli Alessandro (il più grande), Sara e la piccolissima Asia, curiosissima di afferrare senza paura la lingua dei bovini dal mantello del colore del grano.

“Certo, non avendo avuto la fortuna di nascere già all’interno di un’azienda di allevamento, mi trovai a convivere con un amore innato per questi animali e, di conseguenza, con il desiderio di gestire un allevamento da solo. Ottenuto il diploma decisi di viaggiare in Olanda e negli Usa per guardare da vicino il sistema che oggi utilizzo nelle mie consulenze e una volta tornato, mi buttai e scelsi di lasciare la mia città natale, Reggio Emilia”.

La scelta di San Cassiano è la scelta del cuore. Dapprima alleva frisone, per produrre latte, quindi la conversione verso l’allevamento della storica Reggiana: il latte in purezza delle formentine è trasformato separatamente, assieme a quello di altri conferenti, al Caseificio San Pietro di Valestra per conto del Cvparr: una volta raggiunti i 24 mesi, raggiungerà i mercati del mondo. A fare da garante del sistema l’Anaborare, l’associazione degli allevatori di questi bovini. Un successo per quel manipolo di allevatori che, ancora, osa chiamare le bovine per nome e non per numero (“per le femmine il primo nome che mi capita, per i maschi i nomi della costellazione del Toro”, spiega ad esempio Valcavi) e, quindi, anche la riscoperta del pascolo come usava un tempo, in questo caso di sorgo, davvero insolito. Qui a San Cassiano mosche e tafani permettendo, le bovine paiono davvero gradire: a differenza dei bovini di altre razze se ne stanno comodamente al sole.

Il geostorico Antonio Canovi è il curatore del Festival de La Montagna Incantata: “Quello di Valcavi è uno dei casi tipo che stiamo proponendo. Fa piacere scoprire che c’è un pubblico di persone che decide, grazie alla Bonifica, di scoprire la montagna in modo nuovo, calpestandola e recandosi in azienda. Lo stesso giorno abbiamo scoperto con una camminata agronomica anche l’azienda di Enea Giavelli: ogni angolo è motivo di sorpresa per chi, liberamente, decide di essere protagonista di questa rigenerazione territoriale… condivisa.

“Agli enti pubblici – spiega Daniele – non chiediamo assistenzialismo, ma piuttosto di essere presente nei momenti topici”. Il suo sogno è già raggiunto: sentirsi ‘ammalato’ nella sua azienda e vivere e produrre in montagna.

 

 

BOX / L’OPINIONE

“Contrariamente a quanto di dice a Expo, è possibile vivere la montagna in un modo diverso”

Controcorrente va anche l’architetto Luca Filippi che da un anno porta avanti il suo progetto per una “Nuova ruralità e ritorno alla terra: scenari per uno sviluppo sostenibile e inclusivo dell’Appennino reggiano”. L’esperto, proprio nei giorni in cui il mondo di Confindustria a Expo parla di aumentare la produttività dei terreni del 60%, afferma: “Il Parmigiano Reggiano delle vacche rosse è un’eccellenza che, al contrario, non ha bisogno di aumentare la produttività ma, invece, continuare a garantire eccellenza qualitativa. In questo senso l’esempio di Daniele Valcavi è una buona scuola di ruralità”.

Per i prossimi appuntamenti de La Montagna Incantata è possibile il sito web del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale (www.emiliacentrale.it) oppure la pagina Facebook La-Montagna-InCantata o il numero 3393399916. (Gabriele Arlotti)

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