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15 settembre 2021 12:10 — 0 Commenti

Sorpresa: il fiume Secchia è rimasto a secco. Il video denuncia

Per definizione un fiume è un corso d’acqua perenne che scorre sulla superficie terrestre (o in alcuni casi al di sotto di essa) guidato dalla forza di gravità; può essere alimentato dalle precipitazioni piovose, dallo scioglimento di nevi o ghiacciai o dalle falde idriche sotterranee. Così era anche per il Secchia ma ora, per la prima volta, così non è più. E’, infatti, un video di Fausto Giovanelli, girato a Pianello, che dimostra come il Secchia sia finito in condizione di secca completa sino a Poiano.

 

Due i principali imputati, da un lato le scarse precipitazioni di questa calda estate, dall’altro le captazioni per uso umano e industriale a monte.

“Queste immagini del Secchia fanno il paio con i ghiacciai che scompaiono, con il più importante rifugio del Monviso rimasto senz’acqua. Dimostrano che il cambiamento climatico non è un pericolo per il futuro ma una realtà con cui fare i conti – commenta a Redacon Fausto Giovanelli, presidente del Parco nazionale dell’Appennino -. Dovremo trovare tecnologie per approvvigionare acqua potabile senza alterare i fiumi in questo modo. Non abbiamo le chiavi per risolvere un problema, ma vogliamo dare un segnale: tutto il sistema di governo delle acque deve ora fare i conti col tema dell’approvvigionamento idrico”.

Il Secchia, essendo censito come fiume (a differenza dell’Enza), non aveva quasi mai avuto momenti di completa secca simile (nell’Enza frequenti sotto la captazione di Cerezzola). Torna ad avere acqua solo sotto Poiano, grazie all’immissione delle Fonti, ma essendo un’acqua salata non è idonea, ad esempio, per l’irrigazione. Le scarse precipitazioni hanno fatto il resto assieme all’uso che è fatto delle acque a monte. Per gli usi civili, infatti, Iren preleva acqua alle fonti di Campiola e Rioalbero, mentre l’Enel per usi idroelettrici la trattiene nei bacini di Ligonchio, Presalta, Predare. Tutto questo, evidentemente, in deroga al minimo deflusso vitale, cioè la normativa nazionale ed europea che richiede di mantenere una soglia minima di deflusso dei fiumi calcolata in base alle caratteristiche del fiume e alla sua morfologia. In caso, però, di situazioni emergenziali – come può essere un periodo prolungato di siccità è possibile chiedere delle deroghe per lo sfruttamento di un quantitativo d’acqua maggiore. E questo è il risultato. Il Parco, nelle dichiarazioni del presidente, chiede ora una nuova soluzione.

Nel tratto di fiume dove ora manca l’acqua il danno ambientale è evidentemente gravissimo per la fauna ittica.

 

 

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Gabriele Arlotti ha scritto 2743 articoli per Studio Arlotti

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