Cronaca Cronaca, , ,


18 agosto 2021 12:08 — 0 Commenti

I respiratori del Papa là dove è morta di Covid-19 la piccola Betania, di 4 anni

 

Venerdì 9 luglio a la Casa de los Niños di Chocabamba è morta di Covid-19 Betania, una bimba di soli 4 anni. Impossibile, per lei, trovare un po’ di quell’ossigeno che, nel paese sudamericano come in altri luoghi del mondo meno fortunati del nostro, è diventato così raro e prezioso.

Betania era figlia di agricoltori ventenni dell’altopiano boliviano, di Cocapata. I genitori hanno vagato tra due ospedali l’altro in cerca di ossigeno. Ma tutte le porte erano chiuse e loro non avevano i documenti idonei per il Sistema unico di salute boliviano (Sus). Hanno trovato accoglienza proprio nella casa per famiglie con bambini malati e famiglie a basso reddito promossa e diretta, sin dalla nascita, dal missionario laico toanese Aristide Gazzotti.

Ed ora è lo stesso direttore della casa che ha denunciato pubblicamente la sua difficile lotta contro il Covid-19 insieme a bambini e persone umili che si sono ammalati e sono morti attraverso una lettera aperta al presidente boliviano Luis Arce, in sella dal novembre 2020 dopo avere vinto le elezioni col 55,1% di voti.

A pochi giorni dalla commozione per la morte della piccola Betania e dalla denuncia pubblica di Aristide, la nunziatura apostolica in Bolivia ha ufficializzato la donazione di Papa Francesco di respiratori per due centri sanitari appartenenti alla diocesi di Oruro e all’arcidiocesi di Cochabamba.

In precedenza Aristide aveva reso pubblico ai media boliviani questa lettera:

“Alla luce della mia esperienza in quei mesi difficili, mi permetto qualche commento sul discorso che il presidente Luis Arce ha tenuto ai boliviani il 30 giugno. Ho sentito quel messaggio diverse volte. Proprio quella notte, il 30 giugno, vagavo per le strade deserte di Cochabamba in cerca di ossigeno per una madre di Sacaba, gravemente contagiata dal virus”.

“Il presidente della Bolivia – che fu ministro dell’economia all’epoca di Evo Morales e della ripresa economica di quel periodo ndr – conosce molto bene i numeri. Riconosco che è stato un ottimo ministro dell’Economia. Il suo discorso del 30 giugno è molto importante, però arriva nel popolo boliviano con tre mesi di ritardo. In quei tre mesi, infatti, tanti amici, amici, tanti genitori, tante mamme sono morte per il complice silenzio delle autorità centrali: quante famiglie hanno subito la perdita dei propri cari per mancanza di ossigeno”, ha detto. .  

E ha proseguito: “Sottolineo le parole del presidente, specificando questa considerazione centrale: solo lo Stato è colui che può proteggere il suo popolo”.

Ma “sono mesi che mi chiedo, molti di noi si chiedono: dov’era Luis Arce, lo Stato per proteggere la sua gente che stava morendo per mancanza di ossigeno, dov’era lui, quando cercavo, al freddo di notte, un posto negli ospedali per ricoverare i miei cari professori Esteban e Rubén, dove si trova oggi lo Stato? Il signor Luis Arce? Non possono mancare medicine, provviste, ossigeno…”

Quindi Aristide ha raccontato della tragedia dei giovani genitori e della piccola Betania, di cui abbiamo scritto all’inizio. “Venerdì una bambina di 4 anni è morta di Covid-19 nel figlio materno. I genitori sono di Cocapata, un paese lontano dalle nostre montagne. Sono contadini. Non parlano bene lo spagnolo. Hanno 20 anni. Hanno vagato da un ospedale all’altro per avere qualcuno che si prendesse cura di una figlia malata. Tutte le porte chiuse: non avevano i documenti necessari dal Sus per essere accompagnati nel loro calvario”.

“Lunedì la famiglia raggiunge finalmente il reparto materno infantile. È tardi. La piccola muore dopo quattro giorni di tormento, da sola, nella sala di terapia intensiva, dove l’ho conosciuta e ho imparato ad amarla, con il suo corpicino disseminato di tubi. In quei quattro giorni bravi medici e professionisti si sono presi cura della piccola Bethany giorno e notte, chiedendo alla nostra Casa de Los Ninos di sostenerla con rimedi, che in ospedale non sono disponibili. Il ministero della Salute – infatti – non risponde da tempo alle richieste di erogazione di rimedi terapeutici presentate dalla farmacia ospedaliera… Non possono mancare farmaci, provviste, per terapie intensive”, ha denunciato Aristide.

Ha continuato: “Quello stesso venerdì, nel pomeriggio, quando riporto a casa il corpicino, addormentato per sempre, da Betania, ricevo un messaggio dal medico di terapia intensiva: “Aristide, ti scrivo sul Covid-19 Pediatria, abbiamo un altro paziente che necessita di midazolo. I parenti sono a basso reddito, per favore… aiutateci”.

“Subito ho dato le istruzioni in modo che le prime 10 fiale di midazolo possano essere acquistate per quel piccolo paziente. Il giorno dopo vado in ospedale. Conosco il ragazzo, si chiama Joel, ha 6 anni. Viene da Locotal, sulla strada per i tropici. Conosco anche sua madre, Emiliana, umile, affranta, nella sala di terapia. Ha 26 anni. Non viene fornita alcuna ragione per la malattia di tuo figlio. Non ha risorse perché – mi confessa – non c’è lavoro alla Locotal”.

Ha continuato, Aristide, in uno dei racconti che ci hanno reso famigliare questo luogo solo apparentemente così lontano: “Come molte altre mamme, ad Emiliana è stato richiesto di fare il test diagnostico Covid-19 per entrare in ospedale (il governo ha acquistato un lotto di 4,3 milioni di test diagnostici. Sia i test dell’antigene nasale, sia i reagenti per PCR, tutto sarà distribuito alle diverse regioni). Rendo ad Emiliana le 150 Bolivianos – la moneta locale, equivalente a 20 euro ndr – per il test diagnostico ‘gratuito’. Nelle ultime due settimane ho cancellato otto test diagnostici Covid-19 affinché mamme umili come Emiliana potessero stare accanto ai propri figli ricoverati all’ospedale materno-infantile: il nostro governo ha il compito di facilitare test diagnostici massicci e gratuiti… “, ha chiesto Gazzotti.

Ora una piccola buona notizia, grazie alla Chiesa con questa donanzione di respiratori. Due appunto per i centri sanitari appartenenti alla diocesi di Oruro e all’arcidiocesi di Cochabamba. I ventilatori di fascia alta, donati dall’Elemosineria apostolica, fanno parte di un gruppo di 27 inviati dal Pontefice nei Paesi che stanno attraversando momenti critici a causa della pandemia.

Secondo la comunicazione della nunziatura, uno dei respiratori è destinato al centro sanitario San Juan Pablo II che appartiene alla parrocchia San Pio X, a Oruro.

Durante la consegna ufficiale il vescovo, mons. Cristóbal Bialasik, ha ringraziato il Papa ed espresso l’auspicio che il respiratore possa salvare la vita delle persone contagiate da Covid-19.

Nell’arcidiocesi di Cochabamba, il respiratore è stato consegnato all’Hospital del Sur, uno dei centri medici più importanti nel trattamento del Covid-19 in Bolivia. Alla cerimonia era presente l’arcivescovo della giurisdizione ecclesiastica, mons. Oscar Aparicio. Il presule ha detto che con questo gesto Papa Francesco esprime il suo amore, la sua fede e la sua speranza: “È un modo per esprimere che il Papa è con noi e ci accompagna”.

Proprio Cochabamba è una delle città dove gli effetti del Covid-19 sono più devastanti, al di là dei numeri ufficiali. Atroce che, in Italia, si possa discutere della non vaccinazione.

Ricordiamo che per sostenere l’associazione fondata da Aristide Gazzotti e dalla rotegliese Luciana Casali si può prendere contatto con i responsabili locali della Onlus Casa de Los Ninos di Roteglia (devolvendo anche il 5 per Mille), al telefono Gianni 3923443525. Oppure tramite whatsapp direttamente in Bolivia al: +591 79958404. 

 

Commenti

Commenti

A proposito dell'autore

Gabriele Arlotti ha scritto 2731 articoli per Studio Arlotti

Lascia un commento