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5 settembre 2019 23:43 — 0 Commenti

Sorpresa nel mondo dei cori, Bepi De Marzi lascia. Quando venne a Toano e Castelnovo nell’Appennino reggiano

 

 

C’è una notizia che riguarda il mondo dei cori. Ed è quella della fine della direzione di uno dei più grandi maestri di cori italiani. E’ Bepi De Marzi che lascia il “suo” coro dei Crodaioli, gruppo tradizionale di montagna, da lui fondato e diretto dal 1958. I Crodaioli sono famosi per avere sempre interpretato i canti, divenuti molto noti non solo in Italia, del suo direttore, autore di “Signore delle Cime”, tra i brani “alpini” più conosciuti al mondo, scritto a soli 23 anni nel 1958, secondo solo a “La Montanara”, del Coro Sat.

Paolo Tavars con Bepi De Marzi a Toano nel 1993

Ad annunciare l’addio dello stesso Bepi non è il sito del rispettivo coro e nemmeno i social, bensì Il Giornale di Vicenza, con una lunga intervista. Il quotidiano per primo ha dato questa la notizia che, ora, sta facendo il giro del mondo della coralità tra cui, appunto, quello del nostro Appennino. Oltre ai tanti cori presenti, proprio tra le nostre montagne il coro diretto da De Marzi si era esibito nel 2015 alla Pieve di Castelnovo Monti, ospite del Coro Bismantova per il quarantennale, ma il maestro era intervenuto nel 1993 anche a Toano  quando si teneva il celebre Festival dell’Appennino, in quell’occasione ospite del Coro Val Dolo, diretto allora da Paolo Tavars.  E sempre Bepi De Marzi propose il nome “Vocilassù” per il gruppo che, oggi, è diretto da Armando Saielli, con una bellissima poesia che, ancora oggi, accompagna il loro curriculum. Trasversalmente, i canti di De Marzi sono il patrimonio di quasi tutti cori tradizionali che, quindi, commenteranno con affetto e gratitudine questa notizia.

“Il maestro – riferisce Il Giornale di Vicenza  – ha cancellato i 15 concerti programmati da qui a Natale e ribadisce che la sua decisione è definitiva: ‘Soprattutto perché ho problemi di ricezione delle frequenze sonore e non posso più dedicarmi alla musica’”. 

In realtà, quel soprattutto, fa riferimento anche ad altre cose dichiarate allo stesso giornale: “Sto vivendo un periodi di forti delusioni, di amarezze per motivi difficili da spiegare nella loro particolarità. Ho sempre fatto l’organista in chiesa. Ho cominciato a Castello quando avevo quattordici anni suonando le messe e i vesperi. Ora, lo sfacelo delle chiese vuote, della banalità dei canti, della superficialità liturgica, della perdita del sacro, della cancellazione delle parrocchie, tutto questo mi avvilisce e mi porta al silenzio definitivo, compreso quello del mio coro”. Nel coro dei Crodaioli, che ora si stringe attorno malinconicamente attorno al suo direttore, si sono alternati oltre 220 coristi dal 1958, anche con tournée internazionali e oltre 2000 concerti.

E al giornalista Matteo Pieropan che chiede a De Marzi se non avesse pensato a un concerto d’addio di una grande storia lui, da poeta quale è, ha risposto così: “No. Dopo i due mesi del tradizionale riposo ci siamo trovati nel cortile della nostra sede in collina. C’era la brezza di agosto sulla soglia di settembre. Abbiamo cantato sotto le stelle, con la luna all’ultimo quarto e senza dire parole abbiamo capito che non ci sarebbe più stato il tempo per la luna nuova”.

Il maestro toanese Paolo Tavars che lo conobbe di persona, dichiara a Redacon: “Nonostante la sua celebrità si è sempre reso disponibile a dare suggerimenti, ma senza la presunzione che venissero accettati. A Toano, nel 1993, a pranzo con lui mi raccontò come gli venne in mente di scrivere Restèna, da una ragazza che a sua volta le raccontò questa storia ricevuta da sua nonna… che in versi divenne ‘contava la vecia dei Pieri in contrà…’”.

Lo scorso anno il Presidente Mattarella ha nominato Bepi De Marzi commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica e al Quirinale i Crodaioli avevano cantato in occasione del centenario della fine della Grande Guerra.

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Gabriele Arlotti ha scritto 2495 articoli per Studio Arlotti

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