Lavoro,


8 agosto 2019 10:36 — 0 Commenti

Prime tutele per i rider reggiani. La Fit Cisl: “Quanto fatto dal governo ancora non basta. Ecco perché”

Riguarda anche alcune decine di rider reggiani il provvedimento per estendere le tutele per i lavoratori del food delivery,  coloro i quali consegnano pasti a domicilio o comunque fa consegne a domicilio in moto o in bicicletta e ricevono gli ordini da una piattaforma digitale o una app. Il riferimento è contenuto all’interno del decreto “Tutela del lavoro e risoluzione di crisi aziendali” che sarà approvato dal consiglio dei Ministri.

«Si tratta delle prime tutele normative e salariali che diecimila rider in Italia attendevano da mesi – commenta Aldo Cosenza, segretario Fit Cisl Emilia Romagna -.  La Cisl si battuta con la convinzione  che per dare risposte adeguate alle esigenze dei rider sia necessario percorrere la via della contrattazione collettiva. Proprio per questo, nonostante l’annunciato decreto, non siamo ancora soddisfatti».

Quello dei rider è un settore talmente fragile che, nemmeno, si ha la contezza esatta dei numeri, che sono compresi tra i 10 e i 20 mila lavoratori in Italia. Perché esprimete preoccupazione?

«Il decreto – risponde il segretario della Fit Cisl – recupera una proposta già avanzata nei mesi scorsi, e che è stata ampliata anche alla disoccupazione: basterà una mensilità di contribuzione nell’ultimo anno, anziché le attuali tre, per beneficiare della cosiddetta dis-coll, della maternità e dei congedi parentali e dell’indennità di malattia e ricovero ospedaliero. Apprezziamo l’idea di aumentare l’indennità al 100%, producendo un incremento anche di quella per malattia. Però i rider continuano a non essere coperti: sono una marginalità che è divenuta simbolo, ma la loro condizione generale non è mutata, perché sono trattati alla stregua di disoccupati, inoccupati, emarginati».

«Ribadiamo – aggiunge Simone Zannoni, ooperatore Fit della zona di Reggio – come i rider abbiano bisogno di contratti nazionali nei quali si stabiliscano reddito, diritti, coperture, nei quali si parli di formazione, di scatti di anzianità, di tutele. E’ la missione sindacale che vale anche per coloro che lavorano nella galassia del web. Chiediamo ancora una volta che siano firmati contratti veri firmati da sindacati veri».

Nei mesi scorsi c’era già stata la sentenza della Corte di Appello di Torino che aveva riconosciuto a un gruppo di rider il diritto ad avere una somma calcolata sulla retribuzione stabilita per i dipendenti con il contratto collettivo logistica – trasporto merci, e, quindi, il primo accordo locale per i ciclofattorini siglato in Toscana  con il conseguente riconoscimento dei rider come lavoratori subordinati.

Il decreto che arriva oggi al Consiglio dei ministri prevede la definizione di rider: colui che consegna pasti a domicilio o comunque fa consegne a domicilio in moto o in bicicletta e riceve gli ordini da una piattaforma digitale o una app. Quindi assicurazione Inail per gli infortuni sul lavoro, mix di cottimo e paga oraria per garantire una retribuzione dignitosa e un Osservatorio per controllare che non ci siano abusi.

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Gabriele Arlotti ha scritto 2470 articoli per Studio Arlotti

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