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22 maggio 2018 7:08 — 0 Commenti

Dall’Appennino reggiano alla Cina: padre Pietro Uccelli ebbe virtù eroiche. Parola di papa Francesco

“La mia vita è per gli altri”, diceva e morì in odore di santità a Vicenza. Ma aveva predicato in Appennino dopo avere studiato a Marola. E, ora, Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione dei decreti riguardanti le “virtù eroiche”. Lo ha comunicato la Sala Stampa della Santa Sede, spiegando che Papa Francesco ” ha ricevuto in udienza il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e ha autorizzato la promulgazione dei decreti riguardanti le «virtù eroiche» di 12 beati”. Tra loro anche Angela Maria del Cuore di Gesù, una religiosa morta nel lager di Birkenau ad Auschwitz, oltre la padre reggiano.

Padre Pietro Uccelli, della Pia Società di San Francesco Saverio per le missioni estere (missionari sveriani), nacque a Barco di Bibbiano il 10 marzo 1874, figlio di calzolaio, la povertà era di casa, a ciò si aggiunse la perdita della mamma naturale quando era ancora bambino e poi la morte della madre acquisita con il secondo matrimonio del padre.  La sua vita è ricostruita sul portale di Santi e Beati da Antonio Borelli. Le sue umili origini lo abituarono alla sobrietà, rendendolo particolarmente sensibile alla sofferenza e generoso verso i bisognosi. Obbedendo alla vocazione sorta in lui, intraprese gli studi per sacerdote. Per la precisione a Marola, presso il seminario vescovile. Qui venne nominato sacerdote il 18 settembre 1897. Dal registro parrocchiale: “Il 19 settembre dice messa per la prima volta don Pietro Uccelli che fin da adesso ha gran volontà di spiccare il volo per la Cina in cerca di anime”.

Comunque, nella nostra Diocesi fu dapprima cappellano a San Terenziano di Cavriago, poi parroco a Piolo di Ligonchio con il compito però di predicare in tutta la Diocesi, e ancora cappellano alla parrocchia di Poviglio. Nei primi anni di sacerdozio c’è chi vide in lui la figura di un matto. Eppure, l’esercizio del suo ministero sacerdotale, gli fa maturare una carità pastorale sempre più ardente e con una visione sempre più ampia, fino a desiderare di annunciare il Vangelo in ogni parte della Terra.  Nel 1900  venne infatti a conoscenza del martirio di un gruppo di vescovi, sacerdoti missionari e cristiani in Cina. E ciò gli fece desiderare di andare proprio in quel lontano Paese per sostituire almeno uno, “magari l’ultimo”, di quei caduti per la fede. Vincendo le resistenze del padre e del proprio vescovo, entrò nel nuovo Istituto dei Missionari Saveriani da poco fondato da monsignor Guido Conforti a Parma, lasciando la Diocesi di Reggio Emilia nel 1906 e si avviò verso per la Cina. Compì il viaggio con altri due saveriani ed un gruppo di salesiani guidati da mons. Versiglia che sarà martirizzato e che oggi è venerato come santo. Per 13 anni sarà missionario nell’Honan Occidentale, girando per varie località, seminando con sacrificio in luoghi dove non vi era nemmeno un cristiano, aprendo la strada di futuri raccolti per chi sarebbe venuto dopo. Si acculturò a quel paese e a quelle persone, vestendo anche come loro, acquisendone in toto abitudini anche alimentari.
Nel 1919 venne richiamato in Italia dallo stesso Guido Conforti (proclamato santo da papa Benedetto XVI il 23 ottobre del 2011) nel nuovo Istituto dei Missionari Saveriani e, quindi, per formare i futuri missionari prima a Parma e nel 1921 a Vicenza da dove non si allontanò più dalla sede della Scuola Apostolica, pur avendo il compito di consultore generale per vari anni.  Da solo seguiva una cinquantina di giovani aspiranti missionari, nel contempo predicava nella Diocesi vicentina, si dedicava alla propaganda missionaria e alla direzione spirituale di molti sacerdoti, tra cui dei vescovi.”Nella sua anima regnava solo la preghiera, l’umiltà, la carità compassionevole verso il prossimo e l’amore di Dio”. S. Giuseppe era il “suo santo” già dai tempi della Cina, per lui aveva una grande devozione e a lui raccomandava chiunque chiedesse preghiere e benedizioni. “Sapeva infondere la speranza nei cuori”, lo ricorda chi lo ha conosciuto. Ma da molte testimonianze emergono visioni profetiche, anche per questo la fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 a Vicenza. La Santa Sede ha autorizzato l’apertura della causa di beatificazione il 30 giugno 1997. Molti miracoli sono già attribuiti all’intercessione di padre Pietro Uccelli, ma manca una documentazione “scientifica”, che ne permetta un regolare processo canonico. La sua tomba al santuario Mariano di Monte Berico è ancora oggi molto visitata.

 

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Gabriele Arlotti ha scritto 2387 articoli per Studio Arlotti

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