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25 aprile 2018 9:27 — 0 Commenti

Di troppa specializzazione si muore. Tra chiusura di servizi e medici che non sono sostituiti. Il caso della montagna

La chiusura del punto nascite di Castelnovo è stata dettata dall’alto, oltre che dai ben noti motivi sulla sicurezza, anche sul fatto che “a Castelnovo gli specialisti del settore non vogliono salire”. Una frase che è circolata più volte, anche per voce dello stesso direttore generale dell’Asl, ma che ha lasciato aperto un quesito semplice. “Perché a Castelnovo gli specialisti non vogliono salire?” Solo per motivi di sicurezza o c’è dell’altro?

Ieri, con il cronista in ospedale per le casualità della vita, è stata l’occasione per approfondire un discorso con alcuni medici. Per dovere di cronaca il “Come va?” lo avevamo chiesto, sei mesi fa, a un altro specialista molto noto e che opera a Castelnovo, dove ha anche scelto di vivere. Ma la risposta, in quel caso, era stata talmente negativa da esserci sembrata eccessiva per poterne trarre spunto per una notizia. In questo caso abbiamo interpellato altri tre medici chiedendo: “Come va ora che, nonostante la chiusura del punto nascita, con molte risorse hanno potenziato il Sant’Anna?”.

“Va male. Non sappiamo da che parte prendere. I colleghi che vanno in pensione non vengono rimpiazzati. E per quelli che vanno via per loro scelta non si trova il sostituto. I turni sono sempre più difficili”.

Seconda domanda: “Perché i medici qui non vogliono venire?”

La risposta articolata dagli specialisti tutt’ora presenti è la seguente: “Per scelta dell’Azienda, di non rimpiazzare i pensionati, per scelta degli stessi medici che non vogliono Castelnovo. Qui, infatti, con la riduzione dei reparti e con l’iperspecializzazione degli stessi professionisti accade che uno specialista possa essere mandato a svolgere il suo lavoro in reparti molto diversi dal suo. Prassi che un tempo era la norma, ma ora non è più così. Perché chi è esperto di cuore ne sa meno di ginecologia e viceversa”. Probabilmente occorrerebbe rivedere questa impostazione.

Parliamo di specializzazione e, in questa sede, non affrontiamo il tema della riduzione di reparti e servizi a Castelnovo. E cogliamo dai social – dove abbiamo anticipato questo dibattito – alcune riflessioni tecnico- politiche sulla questione.  Per Laura, dottoressa: “Un medico di Castelnovo nel suo ospedali lavorerebbe volentieri, con tutto comodo e con la gente del suo paese, piuttosto che il pendolare tutto il giorno. L’ospedale di Castelnovo sta diventando quello che un preciso disegno politico si prefigge da ormai tanti anni: una casa di riposo. Speriamo almeno che rimanga pubblico, perché ho forti dubbi anche su questo”. Per Luca: “Su molte specializzazioni si è creato un imbuto formativo negli ultimi anni, per scelte del ministero: i medici sono pochi e quindi in pratica possono scegliere dove andare, e il più delle volte scelgono dove hanno maggiori prospettive di carriera”. Citando un articolo: “Se ci sarà riapertura concorsi mancheranno i medici da assumere, dato che molti saranno scappati all’estero (…) In un Paese senza medici… sarà la possibilità di spesa a governare la scarsità dell’offerta professionale”

Aggiunge Nadia: “Oltre al cambiamento della legge per i Punti nascita è necessario anche un cambio di rotta sul numero chiuso alle specializzazioni” .

Per Barbara:  “il numero chiuso, la specializzazione estrema ha portato alla crisi di personale in tutta la sanità. pensiamo ai medici di base. Nascere non è l’unico problema è vivere in montagna l’essenza del problema. Per mia sfortuna ho conosciuto un sacco di bravi medici all’ospedale S. Anna, preparati e disponibili e chiaramente non è loro la responsabilità dei disservizi”.

Isa afferma: “Questa non è pianificazione è un’economia vestita di falsa razionalità che svena un territorio. Oltre a protestare e a chiedere ,senza fermarsi di fronte a visi di gomma, cos’altro si può fare?”. E propone alcune iniziative: “un concorso di idee sul tema, un book memoria di disfunzionalità, una mostra fotografica, una guardia alta”.

Giandomenico: “Si parla di recente di potenziamento e, invece, nei fatti si taglia”. Dello stesso avviso Massimiliano: “Mentre si sbandierano milioni di euro destinati alla qualità della vita in montagna si tagliano i servizi e si nega la possibilità di nascerci…”. Per Maria: “Questo è un lento sabotaggio”.

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Gabriele Arlotti ha scritto 2387 articoli per Studio Arlotti

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