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20 aprile 2018 7:11 — 0 Commenti

Nazzareno Gregori, direttore generale #Credem: “Si può ancora avere fiducia nelle Banche. Partendo dal cliente” #educazionefinanziaria

Come conseguire la fiducia del cliente dopo la tempesta che si è abbattuta su alcuni istituti di credito? E come orientarsi, ancora, tra uno strumento di investimento e l’altro? Alcune risposte, nei giorni scorsi, sono giunte dal casinese Nazzareno Gregori che, dal 1° settembre del 2016, è il direttore generale del Credem, la prestigiosa banca reggiana nata nel 1910, presieduta da Giorgio Ferrari. Proprio poche settimane fa il suo Consiglio d’amministrazione ha approvato i risultati consolidati del 2017 che, tra l’altro, segnano: un fatturato di oltre 1 miliardo (1.148 euro); una crescita record dell’utile del 41,4% a 186,5 milioni; un +33% di dividendo per le azioni e il Cet1 Ratio al 13,7%. Quest’ultimo, per esteso Common Equity Tier 1 ratio, rappresenta l’indice di solidità di una banca, esprime con quali risorse l’istituto potrà fare fronte ai rischi d’impresa tra cui i cosiddetti crediti deteriorati. La Bce ha richiesto a Credem un livello di Cet1 di appena il 7,37% che è il livello più basso fra le banche italiane ad indicare la bassa rischiosità dell’Istituto reggiano diretto da Gregori. Nonostante ciò, come indicato, l’attuale livello di Credem è del 13,7% e questo ampio margine (oltre 6 punti percentuali) è la dimostrazione del posizionamento di assoluta solidità del Gruppo. Il progetto di bilancio sarà sottoposto all’approvazione dell’imminente assemblea degli azionisti.

Nel rispondere alle domande iniziali Nazzareno Gregori si è rivolto a una platea di giornalisti intervenuti al seminario “Il giornalismo l’informazione finanziaria”, svoltosi nei giorni scorsi presso l’Auditorium Credem in città, un’iniziativa dell’Ordine dei Giornalisti e della Fondazione Giornalisti dell’Emilia Romagna, svolta in collaborazione con la Fondazione per l’educazione finanziaria e, per altro, introdotta da Marzia Nobili, vettese e impiegata nelle relazioni istituzionali dello stesso istituto. “Ritengo che per ogni banca – ha esordito rivolto alla platea Gregori – sia fondamentale costruire e rafforzare, nel rapporto con il cliente, una fiducia consapevole. Una fiducia che deve essere, giustamente, misurata costantemente nel tempo”.

Si è usciti da un periodo delicato che, da inizio millennio, ha visto alternarsi lo scoppio della bolla dei tecnologici, la crisi finanziaria mondiale e, non ultima, quella del debito sovrano e, in Italia, di alcune banche. In questo delicato contesto l’investitore prova ancora a tutelare i suoi risparmi alle volte difendendosi dagli stessi strumenti finanziari?

“E’ proprio dopo le turbolenze degli ultimi anni che, con maggiore convinzione, il cliente deve essere messo al centro. Lo dimostra la normativa europea Mifid 2 – operativa dal 2 gennaio 2018 e finalizzata a disciplinare i servizi di investimento, con l’obiettivo di offrire una maggior protezione ad investitori e risparmiatori ndr – che è finalizzata a generare consapevolezza a favore dello stesso del cliente e soddisfazione dei suoi bisogni. La risposta si traduce semplicemente nella formazione del cliente. Da qui la necessità di educare alla consapevolezza nell’approccio ai diversi mercati”.

Questo come lo si può fare?

“Gli eventi accaduti con le ultime vicende bancarie dimostrano che l’educazione finanziaria è fondamentale per la gestione del risparmio. Sicuramente occorre, tra istituto e risparmiatori o investitori, un dialogo per crescere assieme. E per questo gli istituti bancari sono chiamati a trasferire al cliente anche i concetti di rischio”.

E’ mutato qualcosa in tal senso?

“Ci sono nuovi rischi – ha spiegato Gregori – come ad esempio quello digitale. Forse ce ne scordiamo, avvezzi alla praticità dei pagamenti digitali, ma anche questi hanno un rischio, non fosse altro, per i giovani, del rendersi conto anche di quanto si spende. C’è poi il tema della cybersecurity, un terreno nuovo e importante sul quale confrontarsi”.

Si parla spesso di risparmiatori e meno di coloro i quali accedono ai prestiti bancari per potere fare, a loro volta, investimenti.

“Il mondo degli imprenditori che accede al credito per investire è alla base della nostra economia. Ebbene ritengo che anche nei loro confronti ci debba essere un’opera di educazione finanziaria da svolgere. In primis, chi si rivolge alla banca per avere credito deve ricevere dal proprio istituto concetti di sostenibilità anche a costo di non dare credito a fronte di un progetto non sostenibile finanziariamente. E’ questo un fattore che, nel caso soprattutto di clientela privata, può prevenire povertà future. Il 95% circa delle imprese italiane ha meno di 15 dipendenti e non può avere, per dimensioni, facile accesso al mercato dei capitali (“quotarsi in Borsa”): ha come unica opportunità l’accesso al credito bancario. Bene ritengo siano maturi i tempi di strutturarsi. Ricordo che l’Italia è ai vertici, nella zona euro, per crediti deteriorati: è evidente che si è dato credito spesso in modo non accorto. La risposta, appunto, si chiama strutturazione e riguarda poco meno di un milione di soggetti: questo è alla base della nostra nuova economia”.

Cosa succede in assenza di cultura finanziaria di cui lei parla?

“Chiarito che nel fare educazione finanziaria la banca ci ‘guadagna’, a partite da fiducia e credibilità del sistema, osservo che in assenza di educazione finanziaria i consumatori o le imprese continueranno a effettuare scelte irrazionali. E, invece, è fondamentale dare più potere al cliente”.

Chi aiuta in questo processo?

“Certamente l’informazione che ha un ruolo fondamentale. Essa osserva e monitora i comportamenti degli intermediari: consente discernere fra banche corrette e banche non corrette”.

Questo è sempre successo?

“Beh, negli ultimi anni anziché parlare delle banche che avevano sbagliato, si parlava delle banche in generale e ciò ha creato notevoli danni all’immagine dell’industria bancaria ”.

Se non è possibile scegliere gli istituti migliori, cosa può accadere?

“Che un mercato che non è sottoposto alla meritocrazia si sottopone agli ‘amici degli amici’ e ai monopoli. Il mondo del giornalismo, nel rispetto della vostra indipendenza, è da sempre stimolo per scuole, famiglie, regolatori del mercato e banche stesse”.

E per il futuro?

“Osservo che siamo uno dei Paesi ai vertici per il risparmio assieme al Giappone. Altrettanto per l’economia bancaria. Credo che se sapremo collaborare potremo uscire da questo tunnel di sfiducia. Dobbiamo crederci”

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