Lavoro, , ,


8 aprile 2018 10:46 — 0 Commenti

#EqualPayDay, Papaleo (#CislEmiliaCentrale) denuncia: alle donne il 37% di #pensione in meno

 

Equal Pay Day 2018: è martedì 10 aprile la giornata in cui anche a Reggio Emilia si ricorderà l’iniquità della differenza salariale fra le donne e gli uomini.   

«Ogni anno, l’Equal Pay Day, il giorno della giusta paga, è determinato sul calendario dalla differenza dei giorni in più  che servono ad una lavoratrice per riuscire a guadagnare tanto quanto un suo collega uomo nell’anno precedente – spiega Rosamaria Papaleo, segretaria Cisl Emilia Centrale -. Di anno in anno, la data si è allargata sempre più sul calendario, finendo ormai ad essere celebrata in primavera avanzata».

Quest’anno, il focus dell’European Equal Pay Day è dedicato al divario pensionistico (pension gap) delle donne.  «Anche nel mercato del lavoro reggiano – aggiunge la Papaleo – c’è un divario fra quello che le donne e gli uomini ricevono quando finalmente raggiungono l’età pensionabile. Il dato medio su scala nazionale è intorno al 37,1 %, in una media che l’avvicina agli altri Paesi dell’aria mediterranea (la Francia ha il 33%, la Spagna ha il 35.1, mentre il Portogallo raggiunge il 29.9), ma l’allontana da quella scandinava, dove si trovano i divari minori sotto all’11 %. La cifra del 37,1% è la punta finale  di un iceberg immobile, fatto di trattamenti economici sfavorevoli che accompagnano le donne italiane lungo tutto il cammino lavorativo. Disparità di trattamento economico che non potrebbe né dovrebbe esistere come sancito dall’articolo 37 della Costituzione che sancisce che “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore” » .

«Ed è proprio la “parità di lavoro” che necessita di sorveglianza e monitoraggio – aggiunge Simonetta Sambiase responsabile del Coordinamento donne della Cisl Emilia Centrale –  In primis, quando essa viene inficiata dalle scappatoie funzionali delle disparità di livelli contrattuali, dai premi di produzioni dispensati senza contrattazione collettiva  e dai premi “ab persona” che possono differenziare non poco  la quantità e la qualità salariale fra lavoratori e lavoratrici. Quanti sono ancora i premi di produzione, di obiettivo, di risultato…, che premiano la presenza, la quantità  numerica della presenza al posto della qualità produttiva del lavoro? Basta pensare a come la maternità venga contata “in sottrazione” nei luoghi di lavoro. Altro uso diffuso di “normalità sociale”, soprattutto per alcune tipologie di lavoro in cui la conciliazione dei tempi vita e lavoro è negata da miopi politiche datoriali, è il ricorso al part-time.  Il part time è la norma principe non scritta delle donne dopo l’arrivo di un figlio o di una figlia, dopo la presa in atto di un carico di cura familiare che va a sopperire a quelle mancanze di welfare sociale, e altre disparità di genere  per incidono sfavorevolmente  sul tessuto carrieristico ed economico del percorso lavorativo, per approdare, alle soglie della pensione, alla deriva economica».

«La carriera, intesa come percorso meritocratico giustamente retribuito, è il luogo di un’altra sottrazione, che viene indicata sotto l’analogia del “soffitto di cristallo” – ricordano ancora le sindacaliste –  L’ascensione in verticale della carriera fino ai suoi vertici, con conseguente ed equa  retribuzione contributiva, si dimostra un’utopia,  un gap tutto al femminile. L’azione positiva di maggior incisione sul fenomeno è stata la legge Golfo-Mosca per l’equilibrio del genere, applicata in quei lavori in cui lo Stato fa da committente, ma ricordiamo che la norma citata ha un effetto scadenzato e che la data del 2023 non è così lontana nel tempo. Per allora, ci si augura che il cambiamento culturale in ottica di genere possa essere stato completato nel nostro Paese. Ma a tutt’oggi, è cambiata solo la data dell’Equal Pay Day, che si è spostata, nuovamente, in avanti. Per questo Il lavoro del Coordinamento donne della Cisl Emilia Centrale, oltre ad attività di sensibilizzazione, attivarsi per sostenere la trasparenza, il salario minimo legale (da non confondersi col reddito di cittadinanza, ma semplicemente è una paga oraria o mensile sotto la quale non si può scendere), di battersi per il welfare alle famiglie e alla genitorialità».

Commenti

Commenti

A proposito dell'autore

Gabriele Arlotti ha scritto 2364 articoli per Studio Arlotti

Lascia un commento