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6 ottobre 2017 11:09 — 0 Commenti

Nadia, le Cicogne sulla chiusura del Punto nascita: “Era un copione già scritto”

 Chi in questi mesi ha conosciuto Nadia Vassallo sa quanto questa apprezzata mamma e imprenditrice castelnovese sia lontana dalla foga con cui, spesso, si pensa ai gruppi spontanei di cittadini che si attivano a tema.

Giunta alla guida del comitato “Salviamo le Cicogne di montagna”, circondata da un manipolo di altre mamme e cittadini, in questi anni ha rivelato pragmatismo, capacità di mediazione, ma anche un sano senso di analisi dei fatti, pur essendo – nella questione Punto nascite – ovviamente dalla parte della montagna.

Nadia Vassallo a destra

Nadia, come ha appreso la notizia?                       

Dal  sito della Regione, poi è stata un’intera giornata di telefonate, messaggi interviste.                       

Se lo aspettava?                       

Non oggi. Pensavo la settimana prossima in vista della fine del mese di chiusura per ferie del Punto nascite di Castelnovo. Non sono riusciti nemmeno questa volta a capire le reali esigenze dei cittadini

Cosa ha pensato da subito?                       

Continuano imperterriti ad aumentare la distanza tra politica/amministratori e cittadini che dovrebbero essere il vero fulcro del loro lavoro. E non ci raccontino la storia della sicurezza delle mamme e dei bambini. Non era quello il vero problema.

Avete promosso iniziative, incontrato un Ministro, siete andate sui media nazionali, avete raccolto oltre 10.000 firme: si è rivelata una battaglia impossibile?                        

Non esistono battaglie impossibili. Impari è la parola chiave. Perché non c’è equità tra chi amministra e chi invece è amministrato. I secondi sono giudicati inferiori dai primi. Non doveva nemmeno essere una battaglia, ma un confronto; va detto che la politica regionale ci ha da subito snobbato. Comunque è una battaglia non la guerra ad essere stata persa, per ora.                       

Chi è stato davvero dalla vostra parte?                       

Le nostre famiglie prima di tutto, a cui abbiamo sacrificato tempo. I cittadini che hanno firmato, tranne un paio che occupando sedie  di consigli comunali prima hanno firmato poi in sede di approvazione dei nostri odg si sono tirati indietro. Qualche amministratore… pochi per la verità. E tutti coloro che sui social media o per strada hanno sempre avuto una parola di incitamento e nella fase delle manifestazioni e delle riunioni ci ha messo la faccia. Qualche dottore… qualche giornalista.

E chi non è stato dalla vostra parte?                       

Tutti gli altri. E soprattutto tutti quelli che hanno sempre detto: tanto hanno già deciso. I rinunciatari! E quelli che, in questi mesi,  sono a fare giochi di prestigio con le parole… tutto ed il contrario di tutto. La Regione nei suoi massimi esponenti. La cattiva informazione. Il potere economico che è alla base della chiusura. Vorrei aggiungere una cosa, in merito.

Dica.

Mi scuso se ho dimenticato di citare qualcuno sua in positivo che i negativo. Vorrei solo ringraziare le mamme! Tutte le mamme. La vera forza vitale della montagna.

Torniamo ai punti nascita. Avrà notato che, in pianura, tra Reggio, Scandiano e Sassuolo resteranno tre punti nascita in 30 km lineari. La sicurezza, lì, pare garantita.

Per ora resteranno. Poi chiuderanno per fare posto al Mire. Un giocattolino preconfezionato che sarà pure una eccellenza, e ben vengano le eccellenze, ma che di fatto ha decretato la nostra chiusura.                       

Quando la Regione ha avanzato la richiesta di deroga al Ministero – pur con altri punti nascita che si erano già rassegnati alla chiusura – avete avuto speranza?                       

No. Lo abbiamo detto subito che la richiesta di deroga se non corredata convinzione  da un documento tecnico preciso non sarebbe servita. E il documento tecnico /scientifico preparato e consegnato  con le  firme e con la richiesta di chiedere la deroga siamo sempre state sicure che non l’abbiano nemmeno letto.                       

La scelta di chiudere il Punto nascita di Castelnovo, a vostro avviso, quanto inciderà sulla tenuta del sistema Appennino?                       

Molto. Il controsenso di investire in Appennino per portare abitanti privandoli dei servizi essenziali  sarà un boomerang. I documenti delle associazioni economiche o il flusso demografico lo dimostrano. A rischio c’è tutto il sistema Appennino. Ma la politica regionale pur sapendolo non fa  nulla per invertire la rotta, e poco fanno o possono fare  i nostri amministratori locali nolenti o volenti.

In questi mesi il promotore della chiusura dei Punti nascita al di sotto dei 500 parti anni, il direttore generale Fausto Nicolini, si è dimostrato un assiduo lettore di Redacon e dei suoi commentatori, cui non ha lesinato risposte, prima di autosilenziarsi nell’attesa della decisione della Regione. Cosa si sente di dirgli?                       

Nulla. Lui farà quello che la Regione gli dirà. Anche se avrebbe potuto fare molto.                       

C’era una commissione voluta dalla Regione che, in modo imparziale, doveva stabilire se partorire a Castelnovo era sicuro oppure no. Presentando i risultati, naturalmente a sfavore, se ne è uscita con una vignetta di pessimo gusto, proiettata alla platea. Il vostro pesante fardello di donne, ora, sarà davvero aiutato a essere portato in pianura…

Davvero una battuta di pessimo ordine. Che evidenzia quanto nel nostro paese Italia ci sia ancora da fare, costruire, educare in fatto di pari opportunità e rispetto nei confronti delle donne. Tutta questa storia è un fallimento per la classe dirigente maschile che ha trattato le donne/mamme come merce e i loro bimbi come pacchi. Ma lo è anche per quella femminile che li ha assecondati e non è riuscita ad essere solidale con le cittadine di montagna che partono svantaggiate in quanto donne, in quanto montanare. Quella battuta è la dimostrazione di una totale disistima per tutti gli attori protagonisti che non sono riusciti a postporre gli interessi economico/politici di una classe dirigente ai reali bisogni degli abitanti di un territorio. Ma non è questa la parola fine.                       

Oltre che una battuta era un presagio?

Presagio? Di più: loro già sapevano. Il copione era scritto da tempo e non sono stati abbastanza onesti per rivelarlo. Anzi quando lo abbiamo detto noi, a febbraio, ci hanno detto che eravamo allarmiste e visionarie. Mi viene in mente un paragone, ma lo tengo per me.

E ora cosa farete?                       

Troppo presto per dirlo. Di sicuro non molleremo la presa. Il nostro “allarmismo” ci fa temere per altri servizi sanitari pronti al depotenziamento.                       

 

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Gabriele Arlotti ha scritto 2314 articoli per Studio Arlotti

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