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10 aprile 2017 16:09 — 0 Commenti

Si sfidano a colpi… di ricotta

Si sfidano, ma a colpi di ricotta, sotto gli occhi di un ente di valore internazionale. Giornata d’eccezione stamane per gli studenti dell’alberghiero dell’Istituto Mandela. Infatti va in scena proprio a Castelnovo ne’ Monti il premio “Gianni Franceschi”. Un concorso prestigioso,  ideato dalla delegazione reggiana dell’Accademia della Cucina – che annovera una quarantina di accademici, ed è una delle 216 delegazioni italiane, oltre ad altre 74  in tutto il mondo – e che due anni fa ha inteso dedicare una propria attività alla realizzazione di un premio intitolato a “Gianni Franceschi”, in onore di un giornalista reggiano poi trasferitosi a Roma e da sempre animatore ed amico della Accademia fin dalla sua nascita.

“Si tratta di una competizione virtuosa – spiega Anna Marmiroli, delegata provinciale dell’Accademia a Redacon – che abbiamo voluto, fin da subito, realizzare in collaborazione con le scuole: due anni fa con l’Istituto Motti di Reggio e quest’anno con il “Mandela “ di Castelnovo ne’ Monti. E’ una competizione virtuosa: è realizzata,  tra più piatti, da ragazzi della scuola con l’aiuto del corpo insegnante e con l’obiettivo non di costruire il piatto più bello nel minor tempo possibile, ma il piatto che racconta, meglio di altri, il vincolo che c’è  tra  materie del territorio,  abilità  culinarie, studio della tradizione e  capacità rielaborativa”.

Quale valore hanno ancora le ricette in una società dove tutto corre veloce, chiediamo?

“Ci anima l’idea che la conoscenza sempre, ma in questo settore  in particolare, quanto più è diffusa e parte da istituzioni culturali importanti come le scuole, tanto più  può promuovere un’idea di cultura gastronomica non massificata, che non si limita alla mera esecuzione di una ricetta, ma che , attraverso la ricetta, recupera le radici di un territorio e la sua storia. Su questo progetto abbiamo trovato una istituzione scolastica molto sensibile, estremamente  collaborativa  ed  assolutamente  in accordo con la nostra filosofia”.

Avete scelto, come tema, di rielaborare la ricotta. Perchè proprio questo prodotto meno noto?

Anna Marmiroli

“Gli studenti da soli o in piccoli gruppi elaboreranno per noi accademici piatti a base di questa materia prima di alta qualità che riteniamo comunque essere espressione della cultura del territorio. Ecco perchè  si sfideranno a proporre piatti che la esaltino”.

Ed ecco cosa sta accadendo da stamane sino alle 13,30, dove si vanno a individuare i tre migliori elaborati verranno raccontati (“perchè sarà importante capire come è nata l’idea”), spiegati (“perchè sarà importante capire con quali procedure sono stati realizzati”)  ed assaggiati (“perchè anche il gusto  ha una parte importante nel processo”) alla presenza degli accademici di Reggio Emilia, di un gruppo di delegati dell’Emilia Romagna,  di  uno chef stellato (Andrea Vezzani, ristorante “Ca’ Matilde”).

Parteciperanno all’evento il segretario nazionale della Accademia Italiana della cucina Roberto Ariani, il coordinatore territoriale della accademia Pierpaolo Veroni e sarà presente, in ricordo di Gianni Franceschi, la figlia Floriana.

Il piatto che avrà ottenuto il riconoscimento maggiore si aggiudicherà  il primo premio che consisterà in una borsa di studio di 400 euro. Al secondo ed al terzo classificato verrà offerto un libro tematico che non casualmente sarà lo stesso e si tratterrà della pietra miliare  della gastronomia italiana, il libro di Pellegrino Artusi “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene “ che è per la cultura gastronomica quello che i “Promessi Sposi” del Manzoni  è per la lingua italiana.

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Chi è Anna Marmiroli: 55 anni, laureata in Storia, ha lavorato 20 anni ad Ecipar ente di formazione della Cna di Reggio Emilia di cui per molto tempo è stata il direttore, poi,  dopo una interessante esperienza con il marito in Cina e nel sud est asiatico, è rientrata in Italia. Ha frequentato al rientro un master presso l’Università statale di Milano e oggi è insegnante di Italiano per migranti, “lavoro – afferma – dalle grande sollecitazioni  e che faccio con passione”. Ha incontrato l’Accademia Italiana della Cucina a Singapore, mentre vi risiedeva, l’ha frequentata e ne è diventata il delegato provinciale dal giugno 2015.

Cosa è L’Accademia Italiana della Cucina: non tutti sanno cosa sia ed in un’epoca nella qualche occuparsi di cucina pare diventato uno sport nazionale tanto importante quanto il calcio, occorre fare chiarezza. L’Accademia nasce nel 1953 per la geniale intuizione di Orio Vergani e di diversi intellettuali e giornalisti del tempo a cui stava a cuore la tutela delle tradizioni enogastronomiche del nostro territorio. Il suo statuto dice che è una istituzione culturale di rilevante interesse pubblico che “ha lo scopo di tutelare le tradizioni della cucina italiana di cui promuove e favorisce il miglioramento in Italia e all’estero” e gode, inoltre dell’alto patrocinio del Presidente della Repubblica. La logica che anima l’Accademia parte dalla considerazione che la cucina è una delle espressioni più profonde della cultura di un Paese: è il frutto della storia e della vita dei suoi abitanti, elemento identitario al pari della lingua, una delle forme espressive dell’ambiente che ci circonda, insieme al paesaggio, all’arte, a tutto ciò che crea partecipazione della persona in un contesto sociale.

“Siamo orgogliosi di occuparci di cultura enogastronomica – spiegano a Redacon – che per noi significa cultura attiva, frutto della tradizione e dell’innovazione e, per questo, da salvaguardare e da tramandare, una vera e propria civiltà del gusto attorno alla quale un popolo si tramanda e trova parte della propria identità culturale”.

l’Accademia ha sede centrale a Milano ed è divisa in delegazioni: 216 sul territorio nazionale e 74 in tutto il mondo.

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Gabriele Arlotti ha scritto 2314 articoli per Studio Arlotti

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