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28 ottobre 2014 13:58 — 0 Commenti

Le acque mantovane patrimonio Unesco: ma gli impianti sono da ammodernare

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MANTOVA (28 ottobre 2014) – “La Civiltà dell’acqua in Lombardia” è il titolo col quale anche la realtà mantovana sarà candidata, nella proposta Urbim (Unione regionale delle bonifiche e irrigazioni Lombardia), a divenire Patrimonio mondiale Unesco. “Operiamo con impianti monumentali, realizzati anche oltre un secolo fa – hanno spiegato stamane i presidenti dei consorzi di bonifica mantovani nel corso di una conferenza stampa – certamente degni di tale riconoscimento. Oggi, però, hanno anche bisogno di essere ammodernati. Il nostro appello, a cittadini ed enti, è di essere consapevoli di questi straordinari messaggi”.

Sono cinque gli impianti idrovori mantovani candidati a diventare patrimonio mondiale, culturale e naturale Unesco nella proposta. Sono quelli dell’Ex Agro Mantovano Reggiano e dell’Ex Revere, del Consorzio di Bonifica Terre dei Gonzaga in Destra Po e, Travata e Borgoforte del Consorzio di Bonifica Territori del Mincio e lo storico e monumentale San Matteo delle Chiaviche, del Consorzio di Bonifica del Navarolo.

“Sono manufatti perfettamente funzionanti e indispensabili alla regione nel suo complesso, oltre che di una bellezza suggestiva – ha affermato Giorgio Negri, direttore, Urbim Lombardia, intervenuto nella conferenza stampa – . Alcuni datati ai primi del Novecento, altri in pregevole stile liberty, ora sono esempi di un’archeologia industriale delicatissima e tuttora funzionante”.

“Il Consorzio di Bonifica Territori del Mincio – ha spiegato la presidente Elide Stancari, – ha scelto di candidare a patrimonio Unesco gli impianti di Travata e Borgoforte. Antichi, tutt’ora in efficienza e al lavoro. Se la bonifica non esistesse Mantova e le sue terre sarebbero sommerse dalle acque meteoriche. Purtroppo la cementificazione sopravvenuta nel secondo Novecento ha reso le città meno sicure. L’acqua corre ai canali molto più velocemente e, quindi, canali e impianti di un secolo fa sono da riammodernare senza aspettare oltre”.

“Il nostro ente – ha asserito Ada Giorgi, presidente Consorzio di Bonifica Terre dei Gonzaga in Destra Po, intervenuta nella conferenza stampa – ha aderito con entusiasmo al progetto anche per questo motivo: possiamo vantare due degli impianti funzionanti più longevi in Italia ma che oggi operano a fronte di cambiamenti climatici in atto da alcuni lustri che impongono di ripensare ai livelli di sicurezza a tutela della realtà mantovana”.

“La candidatura – ha annunciato Guglielmo Belletti, presidente Consorzio di Bonifica del Navarolo, intervenuto nella conferenza stampa – rappresenta anche la possibilità di far conoscere tali strutture come autentici luoghi di cultura italiani. San Matteo delle Chiaviche, oggetto di studio da parte di Università e attenzione da parte dei media ne è un esempio. I cambiamenti climatici da un lato e del territorio dall’altro oggi richiedono però di rivedere i concetti di agricoltura legata al territorio, soffocato da cemento o bombe d’acqua periodiche. Noi lavoriamo per questo”.

Sono inoltre intervenuti: Massimo Lorenzi, presidente del Consorzio di Bonifica di II Grado Mincio, Carlo Giacomelli, direzione generale della Regione Lombardia, il professor Luciano Roncai del Politecnico di Milano.

Il progetto “La civiltà dell’acqua in Lombradia” sarà presentato nel corso del convegno di venerdì 31 ottobre, alle ore 9.30, a Mantova presso il Teatro accademico Bibiena. Coordinati da Alessandro Folli (presidente Urbim, Lombardia), interverranno Francesco Vincenzi (presidente Anbi), Massimo Gargano (direttore Anbi), Diego Terruzzi (Regione Lombardia), Giorgio Negri (Urbim Lombardia), Elide Stancari (Territori del Mincio), Ada Giorgi (Terre dei Gonzaga), Guglielmo Belletti (Navarolo) con le conclusioni di Gianni Fava (Assessore all’agricoltura della Regione Lombardia). Al convegno seguirà l’inaugurazione della mostra di fotografia, previsa in piazza Broletto 5 (Mantova), aperta dal 1 novembre sino al 23 novembre (martedì e giovedì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 19, sabato e domenica 9.30 alle 19.00). Saranno esposte opere di Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Vittore Fossati, Mimmo Jodice, Carlo Meazza, Francesco Radino, Claudio Sabatino.

 

 

 

 

 

 

Un po’ di storia…

 

Oltre un milione di anni fa l’Adriatico si spingeva fin dentro il Piemonte, formando una grande conca di oltre 46.000 kmq. Il sollevamento della crosta terrestre e gli immensi depositi di materiali lasciati dai fiumi la coprirono, lasciando però ampie zone ora paludose e sottoposte a continue inondazioni ora carenti d’acqua, rendendo difficili il popolamento e l’agricoltura. Rendere abitabili e coltivabili queste aree ha significato portare via l’acqua da quei territori che si troverebbero ad essere periodicamente allagati – si pensi ai territori bassi lungo il Po, l’Adda, l’Oglio e il Mincio – e portarla invece a quei territori in certo qual senso “aridi” per impiantarvi una agricoltura produttiva.

Questa azione ha assunto il nome di bonifica: iniziata in Lombardia dagli Etruschi, proseguita dai Romani, ripresa dalle grandi Abbazie e continuata poi ininterrottamente dalle Signorie (i Visconti, gli Sforza, i Gonzaga…) e dallo Stato unitario, essa ha letteralmente costruito l’attuale pianura, tanto che Carlo Cattaneo, descrivendo la parte fondamentale avuta dall’uomo nel miracolo lombardo, evidenziava come essa fosse “un immenso deposito di fatiche… una patria artificiale”.

La bonifica nel tempo è venuta ad assumere anche altre funzioni oltre a quelle tradizionali. Confrontandosi con le nuove esigenze socio-economiche e con il mutato quadro istituzionale (adesione all’Unione Europea, costituzione delle Regioni, intensi processi di industrializzazione e di urbanizzazione…), essa ha assunto dalla fine del secolo scorso valenza polifunzionale e con i suoi interventi per il riordino idraulico, la difesa del suolo, lo sviluppo agricolo, la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, la creazione di energia pulita concorre grandemente alle politiche per lo sviluppo sostenibile del Paese.

Oggi 97 grandi manufatti idraulici e irrigui, 40.000 km di canali, rogge e navigli, oltre 1.500 fontanili continuano ad assicurare l’equilibrio idraulico-territoriale e ambientale della pianura lombarda e le consentono di essere sicura, abitata e fertile. Un equilibrio che viene mantenuto su 1.211.625 ettari, più della metà dell’intera superficie regionale, su cui è presente una popolazione di 7.454.000 abitanti, il 75% del totale, distribuiti in 908 comuni su 1.546, e che è oggi dato per scontato e perenne ma che invece abbisogna di un’opera costante e costosa, specie ora che il manifestarsi dei cosiddetti “eventi estremi” causati dai cambiamenti climatici in atto (piogge concentrate e copiose alternate a periodi di siccità) rendono più fragile il territorio, più a rischio l’ambiente, più difficile l’agricoltura.

Oltre alla difesa del suolo, questo imponente complesso di opere concorre a portare l’acqua su più di 700.000 ettari, sui quali grazie all’irrigazione insistono le aziende agricole a più alta produttività, che pongono la Lombardia al primo posto in Italia per produzione lorda vendibile (6,4 miliardi di euro: il 14% della produzione nazionale) e tra i primi in Europa per efficienza e qualità dei prodotti.

Per questo Regione Lombardia ha intrapreso una forte e articolata politica per la bonifica, operando in stretta sintonia con URBIM e i Consorzi di Bonifica, che gestiscono questo complesso di opere: ha emanato apposite norme e riordinato i Consorzi riducendone il numero da 19 a 12 per renderne più efficiente e meno costosa l’attività; gli ha affidato nuovi compiti per intervenire più diffusamente sul territorio; ha stanziato ingentissimi finanziamenti: 215 milioni di euro nel periodo 2007-2013 che, con l’aggiunta di altri 20 milioni stanziati direttamente dai Consorzi, hanno permesso di attuare 285 progetti per difendere il territorio, irrigare le campagne, intervenire sui danni del terremoto.

 

Il dettaglio della candidatura: ci sono anche i Navigli

 

La candidatura de La Civiltà dell’Acqua contempla 19 grandi impianti di bonifica e irrigazione lombarde: sono costruzioni di notevole pregio architettonico, con ornamenti e lesene in marmo e in ferro, ampi saloni affrescati, macchinari e tecnologie d’avanguardia. Con essi anche 8 fontanili, a segnare esemplarmente la linea delle risorgive che corre sottostante le Prealpi; quindi il Giardino della Muzza e il Sistema dei navigli milanesi, quale esempi storici, funzionali e ambientali della fittissima rete di canali che segna, irriga e ingentilisce la campagna.

A dimostrare la complessità e la plurifunzionalità del “sistema acqua” costruito nella pianura lombarda i siti proposti sono tra loro collegati, per renderli più fruibili da parte di scuole, associazioni, cittadini… con una rete di piste ciclo-pedonali e con musei e case dell’acqua, che ne raccolgono e ne raccontano storia e testimonianze.

Viene inoltre svolta un’ampia campagna fotografica affidata a 7 fotografi di fama internazionale per documentare e far conoscere i siti proposti e costruire una mostra itinerante che, accompagnata da convegni e visite guidate, si propone di divulgare la civiltà dell’acqua in Lombardia.

Infine, il Progetto prevede, attraverso il coordinamento degli archivi e i documenti esistenti, di cui molti presso i Consorzi di bonifica,  la costruzione dell’ Archivio storico dei canali, collegato alla Biblioteca Europea d’Informazione e Cultura.

Il progetto si inserisce a pieno titolo nelle politiche e nelle iniziative per la “cultura dell’acqua” messe in atto da Regione Lombardia, da ANBI, da URBIM e dai Consorzi (cfr. in particolare i progetti “Vivere l’Acqua”, “Acqua-Agricoltura-Ambiente: un progetto per la scuola” e la “Settimana della bonifica”), riaffermate nel Programma Regionale di Sviluppo della attuale X legislatura, nel Programma di Sviluppo 2014-2020 e nei documenti programmatici di ANBI e di URBIM.

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Gabriele Arlotti ha scritto 2408 articoli per Studio Arlotti

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