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20 febbraio 2014 17:15 — 0 Commenti

Tic toc: l’orologio di Ligonchio riposa su un materasso Baldelli… in Australia

Famiglia Baldelli Del Fabbro Foto G. Arlotti (3)

“Qualsiasi persona sia attratta dall’efficienza, dal rispetto e dalla gentilezza come fondamento di convivenza sociale e di civiltà. Le lingue servono per comunicare per conoscere una cultura diversa da quella di appartenenza. Sono strumento di empatia e di apertura allo straniero. Inoltre vivere è un viaggio e chi viaggia vive due volte”. Parole di un’esperta cui abbiamo chiesto di commentare, a oltre un mese dall’emigrazione, la storia della famiglia Baldelli, protagonista di un cambio di vita alla #Mollotutto, il celebre sito che racconta di emigrazione d’Italiani nel mondo ai tempi moderni.

Il tutto non è stato certo facile. “Se voi partite mi cambia sicuramente la vita. Se mi portate con voi, mi cambia in meglio” furono le parole della signora Giacomina che, lei pure, ha scelto a fine di emigrare in Australia assieme alla figlia Marzia, a suo marito Matteo e alle nipotine.

Una storia che non ti aspetti, certo, specie se a partire – per sempre – è una famiglia molto conosciuta. Lui è Matteo Baldelli, 41 anni, nato a Castelnovo cresciuto e vissuto al Giavello di Carpineti, tappezziere e materassaio – assieme ai fratelli Stefano, Chiara, Beniamino e Veronica da almeno quattro generazioni. Lei è Marzia Del Fabbro, 37 anni, nata a Sassuolo, cresciuta a Ligonchio, emigrata a Carpineti per lavoro nel 1997, in ceramica, dove, due anni più in là, ha conosciuto Matteo. Convolati a nozze nel 2002 e, sette anni più tardi, lavorano assieme nella succursale del materassificio a Reggio. Nel tempo la famiglia è cresciuta e, per questa intervista, incontriamo anche le figlie Irene, 10 anni, Alice, 9, Elena, 7.

Le piccole Baldelli 2
Irene, Alice, ed Elena accompagnate per il primo giorno di scuola di lingua inglese

 La passione

“Con Matteo – spiega Marzia – la prima cosa che abbiamo condiviso, oltre a noi, sono state le varie passioni. Il rally, i cavalli, gli amici. Nel 2002 il viaggio di nozze ci doveva condurre in una missione in Magadascar, dove però era scoppiata la guerra civile. Al matrimonio di una coppia di amici incontrammo casualmente una ragazza che lavorava all’agenzia a Zurco e ci suggerì l’Australia: era nelle nostre corde!”.

Matteo: “Prenotammo il volo e solo le prime due notti sul totale dei ventidue giorni. Muovemmo da Sidney ad Alice Springs e quindi, in auto a noleggio, sino a Darvin la città più in alto nell’Australia, quindi Cairns sulla barriera corallina… Di quei posti ci ha colpì la disponibilità delle persone, la loro onestà e il rispetto che hanno tra loro e verso le cose. Quando si incontra una persona essa ha il piacere di chiederti ‘how are you?’”. “E i ritmi di vita e la natura: quante cose ci sono rimaste impresse” dicono all’unisono.

Confidano: “Là ci simo detti che sarebbe stato bello vivere lì e, seduti in aereo per il ritorno, ci ripronemmo di tornare dopo dieci anni. Il germe di quel viaggio era rimasto, aveva però bisogno di molta acqua per germogliare. Nacque per prima Irene nel 2003, quindi Alice nel 2004, Elena nel 2006 “che con i suoi problemi di salute ci ha insegnato molto – ricordano i coniugi – come le cose (persone) importanti della vita”.

Poi alcuni episodi: “Nel 2009 l’apertura della succursale Baldelli a Reggio, l’aumento dei ritmi di vita, sino a due spiacevoli episodi di furti”. “Ma prima ancora – aggiungono – nel novembre del 2010 avevamo iniziato informarci su come ottenere un visto lavorativo per l’Australia. Sul sito del governo australiano, nella Skilled occupation list – la lista delle professionalità richieste ndr – c’era proprio il tappezziere”.

Famiglia Baldelli Del Fabbro Foto G. Arlotti alla partenza

Le difficoltà

L’iter per trasferirsi però è molto lungo: ai coniugi Baldelli occorrono almeno due anni per concretizzare l’idea. “Avendo tre figlie questo complicava certamente la situazione: era certamente necessario fare i passi lunghi come la gamba”, spiegano. Nel mentre ottengono il nome di Diana Tori, una figlia di emigrati di Busana che vive a Melbourne e da lei il contatto con l’immigration agent di Melbourne, Joshep Italiano, avvocato, che aiuta nei primi passi i nostri connazionali che decidono di andare a vivere in là.

“Tra i requisiti – spiega Matteo – la necessità di trovare uno sponsor, una ditta disponibile all’assunzione del capofamiglia in base alle qualifiche richieste e, quindi, di dare la paga stabilita dal governo e garantire che in caso di qualsiasi problema si faccia carico delle spese di rientro per tutti i membri della famiglia”. Non impegnativo, certo, il requisito delle qualifiche lavorative per Matteo, cui basta la visura camerale per comprovare la sua lunga attività. Più ostico l’impegno a passare l’esame Ielts per attestare la conoscenza della lingua inglese, necessaria per richiedere il visto. Caparbietà di una scelta: nei primi mesi del 2011 Matteo inizia a studiare inglese mentre lavora. L’imprevisto è, a dicembre, la morte di Carlo, l’amato papà di Marzia, figlia unica. “Mia madre Giacomina Mercati sarebbe rimasta sola, pensammo di non andare più”. Ma Carlo, nel mentre, nella malattia aveva colto il desiderio della figlia e “aveva a gesti lasciato intendere di partire”.

L’annuncio

“In casa quando abbiamo comunicato la cosa è stato difficile”, ricordano Matteo e Marzia: era l’inizio del 2011. Il primo ad esserne informato fu Beniamino, fratello minore di Matteo, l’intento era di non lasciare loro con un peso aziendale. Il quale non ci ha frenato ma ci ha invece spronato nel seguire il nostro sogno”. “Ai bambini lo abbiamo detto da subito un giorno che sono a sciare al Cerreto spiegando che “il papà sarebbe andato a imparare inglese in Australia”. Matteo parte il 23 marzo del 2013, con un Student visa. Là ho studia in una scuola alla Navitas, una scuola in centro a Brisbane, 2.600.000 abitanti nello stato federale del Queensland. E’ la città dove emigreranno il 31 dicembre 2013. Una delle più gettonate, zona ben servita, tra la Gold Coast e la Sunshine coast. La città, in realtà, viene scelta in funzione del lavoro segnalato a marzo dall’immigration agent”.

L’ultimo furto in negozio a Reggio (a Matteo rubano i libri d’Inglese dall’auto) è la molla per affrontare i primi sei mesi in Australia. “Studiavo e iniziavo a lavorare presso il datore di lavoro che mi sponsorizza presso l’Eurofurn di Carlo Bianchi, un italiano emigrato negli anni Sessanta. Appena arrivato sono andato in ostello, quindi grazie a una conoscenza italiana ho preso contatto con la signora Karry Kaldera. Mi ha affittato una stanza in casa sua dove sono stato tutto il tempo, accogliendomi come familiare. La fortuna ha voluto che suo marito, un tedesco immigrato in Australia di nome Klaus Kaldera fosse un insegnante di inglese…”

Famiglia Baldelli Del Fabbro Foto G. Arlotti (2)

Gli ultimi scogli…

Sei mesi duri al Giavello, dove Marzia rimane a mandare avanti la famiglia. E i contatti con casa avvenivano utilizzando i programmi di messaggistica come Skype e Viber per chiamare gratuitamente. “Nei momenti di sconforto ci sentivamo e ci tiravamo su – spiegano -. Gli amici ci hanno sostenuto parecchio e abbiamo sempre tenuto in mente l’obiettivo finale”. Con loro ci sarà Giacomina, la nonna, tuttora “perno della famiglia” e delle nipotine. Certo è spaventata dal dovere imparare l’inglese, ma incoraggiata dalle stesse nipotine che, il 29 gennaio inizieranno la scuola, con appositi programmi di supporto per la lingua.

E il parere delle bimbe? “Ci avete mostrato le foto dei canguri”, dice Elena. “Ne parlavamo, scommetto sarà una bella esperienza”, afferma Irene. “Arcitruffa” sostiene Elena: “Sarà bello andare in giro dove vogliamo e scoprire gli animali. Prima di partire, però, le piccole alternavano giorni entusiasti ad altri tristi per lasciare amici e affetti in Italia. “Magari – nota Marzia – tra qualche anno penseranno a questa scelta come una bella opportunità”.

Un giorno a passeggio lungo il fiume a Brisbane
Un giorno a passeggio lungo il fiume a Brisbane

Il futuro

Il visto giunto alla famiglia Baldelli dura 4 anni dato che il permesso scadrà il 29 novembre del 2017, ma dopo due anni c’è la possibilità di richiedere il visto permanente. Le difficoltà più spicciole, ora, sono quelle di trovare una casa mentre assieme, ora, tutti vivono presso l’abitazione della signora Kaldera “che ci accoglie come figli”. “Sceglieremo casa attentamente”. Marzia è attesa da un “bel corso di inglese” e, quindi, vedrà per il lavoro.

Dell’Italia cosa vi mancherà? Per Marzia, “oltre agli affetti certamente la storia, l’architettura, la cultura dei luoghi anche dell’Appennino. Per Matteo: “non ci mancherà la burocrazia”. Un difetto dell’Australia? “L’amicizia con legami duraturi è meno sentita, non esistono le compagnie: le esporteremo noi! Anche col cibo; il Parmigiano Reggiano non mancherà mai!”

A dicembre è partito per primo un container da venti piedi: ha trasferito biancheria, materassi Baldelli, il divano, oggetti d’affetto, un orologio della Centrale di Ligonchio dell’ora elettrica di Milano Edison – oggetto di famiglia di Marzia -, stoviglie, le sculture di Marzia. Il 31 dicembre si è tenuto il volo lungo 29 ore, con partenza da Milano Malpensa, scali a Dubai, Melbourne e, infine, l’agognata Brisbane. L’altra storia la raccontano ogni giorni su Facebook: immagini, impressioni, qualche osservazione verso quanto lasciato in Italia, il rilancio di articoli di… Redacon.

Tra dieci anni dove vi immaginate? “L’Irene avrà 20 anni – dicono Matteo e Marzia -. L’Elena sarà biologa marina e no? forse in una farm ad allevare cavalli. O se tutto va per il meglio l’obiettivo sarebbe di avviare una nostra attività e sistemare le figlie. E quindi noi ritirarci nelle terre di nessuno. Poi quando le figlie saranno partite per il mondo, potremmo anche tornare a fare i pastori nel crinale e tornare ogni tanto in Australia”.

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