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9 maggio 2012 0:10 — 0 Commenti

Quando gli scatti si fanno arte

 

di Gabriele Arlotti

Alle volte i sogni hanno i colori di una fotografia. E’ la bella storia di Irene Ferri che, in poco più di un lustro, ha scoperto una passione, la ha coltivata e, con l’energia dei 20 anni, ne ha fatto vera e propria arte. Vogue si è accorta di lei, riviste d’arte le commissionano reportage, Fotografia Europea la esporrà in centro allo Spazio Factory, in via Tiarini, 7 – laterale di via Adua, sede di Etoile – con inaugurazione sabato 12 maggio alle ore 19 (ed esposizione sino alle 23 e domenica, dalle 18.30 alle 23). Ma soprattutto le sue opere si raccontano da sole per espressività e senso del bello anche nell’insolito.

“Vivo dividendomi tra Felina – dove ha la famiglia ndr -, Reggio Emilia e Milano e la maggior parte del tempo, la passo su treni e corriere”, racconta Irene che, dopo aver conseguito la maturità classica, ora frequenta il secondo anno del corso di laurea “Comunicazione, media e pubblicità” all’Università Iulm di Milano.

Hai solo 21 anni, eppure con le foto dove sei già arrivata?

“A numerose mostre e collaborazioni a Emilia, in particolare al rapporto con la galleria Zenone Contemporanea di Reggio Emilia e con la rivista online Youthless Fanzine, dove mi occupo di reportage e recensioni di mostre d’arte. Inoltre continuo a far parte di Etoile centro teatrale europeo come fotografa e organizzatrice del Festival Teatro Lab”.

Dove inizia la tua passione per il mondo dell’immagine?

“Ho iniziato portandomi 24 ore su 24 dietro una macchinetta compatta, e fotografavo ogni aspetto della vita che vivevo. Questo quando avevo 16-17 anni. Poi le cose sono evolute… e adesso la mia Nikon pesa circa5 kg”

Chi ti ha insegnato?

“Mio padre, per quanto riguarda la tecnica e per il resto ho fatto da sola… Ho frequentato dei corsi, ma non servono a tanto se non si ha predisposizione. Prendetevi un libro e leggete lì tutto quello che c’è da sapere”.

Un tuo consiglio?

“Dopo avere letto ‘andate in strada e sporcatevi le mani’”.

In quali grandi fotografi in cui ti riconosci?

“Sicuramente Martin Parr (Agenzia Magnum), che è riuscito a fornire dei reportage meravigliosi, non tanto della povera gente, ma dell’alta società e aristocrazia, ha immortalato la up-class (la classe più ricca) in una maniera ironica e sublime”.

Gli scatti che ami?

“Adesso direi ritratti, ma per due anni ho fatto solo ed esclusivamente still-life (oggetti inanimati). Perché fotografare implica prestare attenzione a ciò che normalmente non si nota, significa stare attenti”.

Quelli cui sei più legata?

“Delle persone incontrate nella vita e che ho immortalato di nascosto. In particolare penso di aver avuto una svolta nel mio modo di fotografare incontrando una signora tutta vestita di beige che fumava in giro per la stazione di Milano centrale. Era bellissima e tuttora la sua fotografia è una di quelle cui tengo di più”.

Come è nato il contatto con Vogue? E in cosa è consistito?

“Ho proposto le mie foto al sito web di Vogue, come chiunque può fare, e dieci sono state accettate. Ma è già tanto considerando che ho solo 20 anni e che non mi occupo di fotografia di moda”.

E con Fotografia Europea?

“Ho già esposto due anni fa nell’atelier più suggestivo di Reggio con la collettiva degli artisti di Viaduegobbitre, un’esperienza bellissima. Ringrazio Laura Sassi, grande fotografa professionista, per questa occasione. Mi sono astenuta, nel 2011, perché il tema, il Tricolore, era già stato ampiamente trattato. Quella di quest’anno è la mia prima mostra personale presso lo Spazio Factory e consisterà in una installazione labirintica di fotografie, accompagnata da una performance degli allievi della scuola di teatro. Si intitola “People I met once” (Persone che ho incontrato una volta) e rappresenterà proprio persone che ho incontrato in giro per l’Italia e l’Europa in questi ultimi anni”.

Irene è co-fotografa ufficiale del Teatro Bismantova, e le sue immagini si possono anche sbirciare nel web al punto che, il suo comune, le dedicherà una mostra a settembre.

Ma cosa farà da grande Irene?

“Un esponente dell’azienda Microsoft una volta in università ci ha detto: ‘Non è più il caso di perdere tempo provando a correggere le cose in cui non siete bravi, provare ad eccellere in quello in cui non siete portati. Nessuna azienda vi prenderà mai se non vi presenterete con le idee chiare su ciò che siete bravi a fare. Capite qual è il vostro talento, coltivate quella che è la vostra specifica attitudine, qualunque essa sia, e avrete successo nel lavoro’. Da grande farò tutto quello che mi scoprirò brava a fare, sempre con il massimo dell’impegno e della determinazione”.

 

 

 

 

L’IRENE PENSIERO

“I fotografi fanno più fatica. Ma non sono retribuiti”

Irene, le tue foto sono retribuite?

“A parte che per i servizi ad hoc, assolutamente no. Si fa tutto gratis. In Italia ai giornalisti (scrittori) viene retribuito il proprio lavoro, ma siamo molto lontani dal vedere retribuiti i fotografi, che fanno paradossalmente il triplo di fatica in più per avere degli scatti da proporre e vivono situazioni molto più rischiose che starsene seduti in un ufficio. Tutto questo all’estero non succede, ogni fotografia viene seguita rispettosamente da una didascalia che ne indica l’autore.

La fotografia è arte: può essere anche un lavoro?

“E’ un lavoro per chi si piega ogni giorno a produrre foto magari banali e scontate, ma di cui la gente va pazza. Foto affettive che hanno valore per quello che ci ricordano. E’ un’arte per chi riesce a spacciare una sua stampa da 5 euro per un capolavoro da 50.000 euro che compreranno soltanto i più maniaci (e ce n’è tanta di gente convinta che spaccia la sua robaccia per arte alternativa). Una sana via di mezzo si può trovare”.

Esegui foto ritocco nelle immagini?

“Ritoccare non vuol dire stravolgere la fotografia. Applico una maschera di contrasto e aggiusto i livelli. Fine della storia. Teniamoci tutti ben lontani dalla tentazione di ‘spaciugare’”.

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