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29 gennaio 2012 15:32 — 0 Commenti

Teresa, le sue lacrime come ultimo saluto

Teresa Nicolosi

VETTO (29 gennaio 2012) – Una morte di quelle che lascia senza parole. Perché per Teresa Nicolosi, l’ultimo giorno, è trascorso coscientemente nella lotta contro una infermità tanto rara quanto infida: 3 casi ogni 100 mila persone, uno di questi proprio a Vetto.
Paralisi sopranucleare progressiva: questo il nome della malattia classificata come Parkinsons atipico, devastante nella sua brutalità dato che impedisce al cervello di rilasciare impulsi e comandare il corpo, sino a far cessare le funzioni vitali. Proprio perché raro, uno morbo poco studiato, che non fa business, e contro la quale non ci sono ancora i farmaci, anche se noto dal 1964.
“Sette anni fa le prime avvisaglie – racconta la figlia Lina – e si pensava alla più nota Sla – la malattia di cui soffre il giocatore Stefano Borgonovo ndr – ma così non era perché il decorso era invece molto più lungo”.
Ed ecco iniziare il calvario per Teresa che, della sua vita, aveva saputo fare insegnamento.
Originaria del Ferro, appena sposata, nel giugno del 1956, si era trasferita col marito Fedele Guazzetti, agricoltore e amministratore di caseificio, a Braglia, al numero civico numero 1, lungo il declino che sovrasta il paese. Curati gli anziani genitori e i nonni, la sua era un’unica famiglia, in una casa tra prateria e bosco, dove sono le figlie Lina (maestra a Vetto), Luciana (operatrice della Casa della carità Madonna di Lourdes), Betti (sindacalista a Castelnovo), Giovanna (maestra a Castelnovo). Ancora più vasta la schiera dei nipoti Dino (campione italiano di quad), Erika col marito Gino, Samuele, Beatrice, Gioele, Isacco, Alberto, Lisa, Marco, Luca Zampineti (terzino del Castelfranco Emilia), Francesco, Bruna, Davide.
Proprio dai nipoti, lunedì scorso, l’ultimo saluto alla nonna e bisnonna Teresa. “Lei comunicava con noi mandando baci – ricorda Lina – spesso i nipoti pregavano accanto al suo letto. L’altro giorno era stanca e hanno preferito cantare per lei Immacolata vergine bella. Lei ha risposto a suo modo, con le lacrime agli occhi”.
Una fine davvero singolare, per questa signora che in molti ricordano ancora per quando scendeva a portare il latte al caseificio, con la sua cinquecento, e non rientrava senza aver fatto visita agli anziani del paese, portando loro in casa la legna o prestandosi per altri piccolo servigi. “Aveva anticipato il volontariato quando questo ancora poteva non essere considerato una moda” ricorda Luciana.
Poi il suo impegno per la pesca, per gli abiti del coro nella prima recita del presepe vivente nel 1998, l’attenzione per le sue passioni, decoupage e tradizioni. Fu proprio lei a rinverdire la ricetta dell’antica Sulada, un mangiare povero vettese dimenticato dai più. Amava viaggiare con i giovani, verso i quali conservata il ricordo più bello di un campeggio a Vermiglio in Trentino insieme.
Ma come insegnamento lascia “quello della preghiera e della fede”, ricorda Lina. Nonostante questa malattia terribile, che, secondo le statistiche, ha una durata media di 5-10 anni ed insorge circa a 65 anni. Proprio come nel caso di Teresa, che si è spenda a 74 anni, dopo 7 di sofferenze…
“Ma la ha saputa affrontare con coraggio – racconta Lina che, assieme alle altre figlie, ha curato la madre nell’abitazione sino in ultimo -. Anche quando era su un letto ha continuato a farci capire che la vita non è uno scherzo, può essere sofferenza, ma vale la pena viverla fino all’ultimo”.
Ora, indelebile, resta il ricordo delle sue lacrime a quell’ultimo canto che dice “Immacolata, prega per noi”
Teresa (Francesca) Nicolosi, oltre al marito, le figlie e i numerosi nipoti lascia il fratello Ugo e la sorella Pia. Domenica e lunedì sera alle 20 la recita del santo rosario presso l’abitazione dell’estinta.
Domenica sera e lunedì sera alle 20.30 la recita del rosario presso l’abitazione di Teresa, dalla quale partiranno i funerali martedì 31 gennaio alle ore 10.30 per la parrocchiale di Vetto, e di lì a piedi al cimitero, come un tempo.

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Gabriele Arlotti

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