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10 gennaio 2012 23:06 — 0 Commenti

Gino curava l’albero della vita. E’ stato chiamato in Cielo

Strana la vita. Capace di chiamarti ad anno appena iniziato, per salire al cielo. Proprio quando, come Gino, ti avvii a scoprire ancora di più il mondo, a pensione raggiunta.
E’ quando è successo a Gino Beretti, 68 anni, perito informatico e carpinetano molto conosciuto deceduto stamane poco prima della mezza.
“Aveva una pianta di ciliegie cui era particolarmente affezionato e questa mattina, proprio nel giorno in cui l’amata nipotina compiva i suoi primi 15 mesi di vita, la stava sistemando” racconta l’amico e parroco carpinetano monsignor Guiscardo Mercati.
Una caduta o più probabilmente un malore: Gino è stato rinvenuto esamine ai piedi di quella pianta che tanto amava e che mai aveva voluto tagliare. La salma, attualmente al Sant’Anna, è in attesa dell’autopsia a Modena per determinare le esatte cause del decesso.
In gioventù era stato nei servi di Maria a Ranzano di Bologna. Una volta diplomato aveva lavorato nella ceramica di Carpineti e quindi a San Giovanni di Querciola, sostenitore della Democrazia Cristiana pur senza entrare direttamente in politica, era da tempo membro del consiglio pastorale, ottimo basso nella corale San Prospero, con la quale si era orgogliosamente esibito lo scorso 29 dicembre alla rassegna Note Celesti e, per l’ultima volta, nella messa dell’ultimo dell’anno, sempre diretta da Mario Bertini, amico e direttore.
Prima ancora si era sposato con Diva Valli, insegnante di educazione tecnica alle scuole medie di carpineti, ora in pensione, e scrittrice, e avevano avuto la figlia Stefania, avvocato, moglie di Mauro Zanni, noto esercente di Castelnovo. Con lei, terminato il periodo del lavoro, aveva iniziato a scoprire il mondo con viaggi anche in paesi molto lontani. Una seconda vita che però non lo aveva certo distolto dall’impegno parrocchiale, dall’essere disponibile per gli studenti a ripetizione e dal suo essere uomo di fede. “Al punto che avevo auspicato diventasse diacono. Perché ha aiutato moltissimo sia i miei sedici anni di mandato qui – ricorda don Guiscardo – ma anche il mio predecessore. Però Gino aveva declinato, diceva che era già un diacono di fatto e quanto c’era da fare semplicemente andava eseguito”.
Una morte improvvisa. “Ma lui era preparato – spiega il parroco – perché la temeva e sapeva che occorreva essere pronti e quindi si era confessato e comunicato anche il giorno dell’Epifania”.
“Gino era un amico, mio insegnante in gioventù (era stato anche catechista e formatore), col quale potevamo anche avere idee diverse, ma non veniva mai meno al rispetto per il parroco e, anche, al suo vivere nella società, ora al bar o ora a coltivare la sua passione per l’aceto balsamico. La Comunità perde molto” conclude don Guiscardo.
Quatto anni fa aveva deciso di riprendere gli studi di lingua inglese che aveva interrotto in gioventù. Ed è stato a queste lezioni condotte da Genni Gilbert, in seguito divenuti serali, che chi scrive ha avuto modo di conoscerlo. Ieri sera le ultime battute, il suo bonario lamentarsi per avere cantato poco, la correzione dei compiti con il suo costate impegno e orgoglio, quindi, l’ultimo saluto. “A lunedì Gino”. Dal Cielo si ricorderà di fare gli “home work” e la lezione 4 C, anche se, certo, ora ha da curare, da lassù, l’albero della vita dei suoi cari.
Questa sera alla 20.30 e domani sera la recita del Santo Rosario nella Chiesa di Maria Ausiliatrice a Carpineti. I funerali sono ancora da fissare. Come da sua volontà appena la salma, una volta resa, sosterà alcune ore in chiesa.

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Gabriele Arlotti

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