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15 agosto 2011 18:20 — 0 Commenti

Torna un muretto a secco… per l’eternità

 

VETTO (12 agosto 2011) – Un anno fa, l’appello lanciato su Redacon sui muretti a secco a rischio di crollo. Quindi, un percorso avviato dal Comune per il loro recupero, la sensibilità di alcuni privati residenti nel nucleo storico del paese e, oggi, ecco che nasce… un nuovo muretto a secco.

E’ la buona notizia che giunge da Vetto, dove Corrado Azzolini decide di sistemare l’accesso a una piccola abitazione di sua proprietà, proprio sopra la parte più antica del paese, alle spalle della chiesa di San Lorenzo.

Detto fatto: al lavoro, di buona lena, si mettono Gino Nobili  e Gino Guidi, due 62enni che, di questo ingresso che da vicolo Ca’ Boccio conduce a Ca’ Piella, stanno facendo una piccola opera d’arte destinata a durare nei secoli.

“Tradizionalmente, abbiamo lavorato ferro e cemento, ma in diversi interventi e sempre più spesso ci viene richiesto l’utilizzo del sasso e della calce – spiegano i due muratori a Redacon – e così ci siamo messi al lavoro in questo modo. Con un segreto però”.

Quale?

“Quello di costruire un muro a secco che possa durare nel tempo. E per questo, occorre utilizzare la tecnica della ‘cassa’ che prevede, alle spalle del muro, di scavare un incavo da riempire poi con rottami di sasso. Questa cassa retrostante, posta sotto il piano di campagna, ha il compito di lasciare scolare l’acqua verso il muro a secco e di non portare peso addosso al medesimo”.

 

Quali sono i tempi di realizzazione di questi muri?

“Molto lunghi: in un giorno difficilmente si fa più di un metro cubo di sassi, considerando che tutti i sassi vengono spaccati e inseriti a mano. Vale la pena però lavorare tanto, perché Vetto possiede un prezioso patrimonio di muri a secco che, senza ombra di dubbio, sono un vero orgoglio dell’ Appennino”.

 

Singolare, infatti, la concentrazione unica di queste realizzazioni nella sponda più soleggiata alle spalle del paese: alcuni di questi muri hanno anche più di tre secoli. Di fatto sono soluzioni di sistemazione del terreno che consentivano, e in alcuni casi consentono tutt’ora, la coltivazione anche in terreni in forti pendi, ma, anche un riparo dai venti. Una vettese, ad esempio, coltiva un olivo che prospera rigoglioso scaldato… dai sassi e dall’irraggiamento solare. Non ultimo una curiosità: questa concentrazione di muretti a secco nell’Appennino la si ha solo qui. Pare, quasi, di essere su un versante della Liguria.

 

(gabriele arlotti)

 

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