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3 marzo 2011 23:03 — 0 Commenti

“Non gettate il Tricolore: chi lo fa si sistemi le rotelle…”

“Nell’immaginario collettivo la figura dell’Alpino è abbinata a quella di un buon bicchiere di vino, con cui va indubbiamente d’accordo, ma che diventa un accostamento limitante quando pone in secondo piano ciò che questo corpo speciale dell’Esercito ha fatto e continua a fare per il nostro Paese”. Parole di Emilio Schenetti, geologo, nuovo presidente della sezione reggiana dell’Ana (Associazione nazionale alpini).

Presidente, perché un geologo sente di fare l’Alpino?

“Perché lo era mio padre, che mi leggeva la rivista L’Alpino e mi raccontava le sue disavventure accanto al camino acceso, dopo il rosario. Lo sono anche per merito di un altro familiare, don Domenico Orlandini, che era nelle Fiamme Verdi”.

Con la sua elezione ha raccolto un’eredità importante?

“Importantissima. Perché l’epopea degli Alpini è qualcosa di superlativo che, a Reggio Emilia, si somma alla custodia del primo Tricolore e all’eredità del Generale Luigi Reverberi di Montecchio, che per molti Alpini tornati da Nikolajewka è stato come un secondo padre. Nonostante avesse ricevuto la visita di una ‘cicogna’ tedesca per riportalo in patria, infatti, egli rimase a combattere accanto ai suoi, a -40° C e a migliaia di chilometri da casa: trasformò i suoi militari in leoni, in quella che fu l’ultima battaglia importante per l’Esercito di Leva, e che ricorderemo l’anno prossimo”.

A proposito di celebrazioni, per l’Unità d’Italia come: come vi preparate?

“Faremo una cerimonia a livello nazionale, alla quale tutti i raggruppamenti e gli Alpini sono invitati, per un momento che ci permetta di sentire intimamente quel brivido che sempre ci percorre quando il Tricolore viene issato sul pennonone, come afferma il presidente nazionale dell’Ana, Corrado Perona. Sarà il 17 marzo e sarà una celebrazione che faremo insieme, tutti schierati con il gagliardetto. Si tratterà di una cerimonia molto semplice, che avverrà in contemporanea alla sede della Polveriera e a quella di Castelnovo ne’ Monti. Ovviamente non mancherà l’inno nazionale perché noi siamo innamorati dell’Italia e, non a caso, siamo sempre presenti. Certo, c’è anche qualche sassolino. Nel mondo politico, a prescindere dai partiti, incontriamo persone che vedono il Tricolore come fumo negli occhi o che sostengono che gli Alpini siano dei nostalgici della guerra. Si tratta di un insulto, basta parlare con i reduci, con chi l’ha fatta ed odiata, come mio padre. A chi sostiene che il Tricolore andrebbe gettato, noi Alpini rispondiamo con un invito: accordatevi con noi per il 17 marzo. Dopo avere sistemato le rotelle, si intende, dato che a noi piace l’aria pulita…”

A proposito della sua nuova carica, cambierà la guida dell’Ana?

“Spero di essere all’altezza dei miei predecessori Ivo Castellani, il generale Pietro Rapaggi e l’avvocato Gino Morani. Come in tutte le sezioni, purtroppo, tanto il presidente quanto gli associati hanno lo sgradevole compito di accompagnare l’associazione verso l’estinzione perché non abbiamo più Alpini in leva. Questo significa che, nel giro di mezzo secolo, chiuderemo bottega. La leva è stata sospesa – non annullata – e speriamo non si debba ripristinare dato che ciò significherebbe avvicinarsi a qualche tensione. Oggi nessuno si iscrive più all’Associazione poiché non vi sono quasi più congedati, uno scenario ben diverso rispetto a quando questi erano circa 30.000 all’anno e un alpino su tre si iscriveva all’Ana. Per quanto riguarda il mio mandato, ho deluso i colleghi che mi hanno intervistato dopo due giorni dalle elezioni. A chi mi ha chiesto il programma ho risposto dicendo che è stato scritto nel 1919 ed è ancora valido: amore di Patria e spirito di sacrificio”.

Chi si avvicina oggi agli Alpini?

“Molti ci si avvicinano perché nella società civile non trovano un riscontro con i loro obiettivi, partendo da quello che possiamo fare noi per lo Stato, come sostenne Kennedy nel suo discorso di insediamento. Crediamo che gli amici degli Alpini chiedano normalità, una normalità che rappresentiamo e che rappresenta un programma evergreen. Ad esempio, negli interventi in Abruzzo e Molise, molte persone sono volute venire con gli Alpini, consapevoli della nostra normalità e organizzazione, con 8.000 volontari schierati a Fossa. In merito ai giovani condivido le parole del consigliere della sezione reggiana dell’Ana, Albert Ferrari, quando sostiene che ‘essi si avvicinano agli Alpini perché vi vedono il futuro’. E’ anche il caso della Protezione Civile, istituita a Reggio Emilia nel 1984 che calza col motto ‘ricordare i morti, ma aiutare i vivi’, nato dopo il terremoto di Cividade del Friuli, nel 1976”.

Su quali fronti sarete impegnati nel 2010?

“Nel 2011 ci occuperemo delle celebrazioni per l’Unità d’Italia, parteciperemo all’Adunata Nazionale degli Alpini a Torino, il 7 e 8 maggio, e saremo al Passo del Cerreto per il pellegrinaggio al viale delle Brigate e Divisioni Alpine. Seguirà l’adunata provinciale a Villa Minozzo, il 3 settembre, e quella a Beleo i primi di ottobre per omaggiare i caduti del nostro luogo della memoria. Infine, la seconda domenica di dicembre, vi sarà la cerimonia in Duomo a Milano per tutti i nostri caduti. L’Ana, inoltre, è sempre pronta a collaborare con chiunque comunichi il proprio bisogno di avvalersi degli Alpini o della Protezione Civile, in particolare enti come comuni e province”.

CHI È

Emilio Schenetti, 61 anni, geologo di Debbia, di San Cassiano di Baiso, è stato eletto il 30 gennaio scorso presidente della dell’Ana (Associazione nazionale Alpini) di Reggio Emilia, associazione che annovera 1.100 alpini e 300 simpatizzanti, e organizzata in 38 gruppi nei diversi comuni della provincia. Sposato, titolare di uno studio di geologia a Sassuolo (Modena), “in via Valle d’Aosta” – sottolinea lui con orgoglio – è amante di letture relative alla storia, di sport subacquei, paracadutismo (all’attivo 500 lanci). Ha svolto il servizio militare nella Brigata Alpina ‘Taurinense’, Battaglione Saluzzo a Borgo San Dalmazio (Cuneo). E’ iscritto all’Alpi (Associazione liberi partigiani d’Italia) e all’Anpi (Associazione nazionale paracadutisti d’Italia).

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Gabriele Arlotti ha scritto 2352 articoli per Studio Arlotti

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